24 APRILE

Oggi, ma nel 1927, a Campofelice di Roccella, in provincia di Palermo, Emilio Materassi, al volante della Bugatti ufficiale Type 35B, si aggiudicava l’edizione numero 18 della Targa Florio, tagliando il traguardo dei cinque giri del grande Circuito delle Madonie, in 7 ore 35 minuti e 55 secondi. Giungeva davanti al compagno di scuderia Carlo Alberto “Caberto” Conelli, su Bugatti Type 37A, secondo classificato, e ad Alfieri Maserati, su Maserati 26B, in terza piazza.
Materassi, di Borgo San Lorenzo, in quel di Firenze, classe 1894, già autista di autobus di linea della Sita- società italiana trasporti automobilistici, del gruppo Fiat, azienda pubblica con sede nel capoluogo toscano, metteva a segno la sua vittoria più prestigiosa prima della prematura scomparsa, che avverrà il 9 settembre dell’anno successivo, 1928.
Quel fatidico giorno, sul tracciato di Monza, al 17° giro del Gran premio d’Italia, tentando di sorpassare Giulio Foresti, su Bugatti Type 35C, la Talbot Darracq 700, condotta da Materassi, della personale squadra corse, sbanderà verso sinistra urtando il muretto laterale e piombando sugli spettatori a 200 chilometri all’ora. Quello schianto, tra i più gravi della storia dell’automobilismo del Belpaese, ucciderà, oltre al pilota, 22 appassionati intenti a seguire la competizione e ne ferirà 40. Per la precisione, l’asso dei motori, sbalzato in aria dalla vettura, atterrerà tra la folla, riuscirà a rimettersi in piedi, a fare un piccolo tragitto, a scambiare alcune parole con gli astanti, per poi accasciarsi esanime, stroncato da emorragia cerebrale, per il colpo preso alla testa.
La dipartita di Materassi solleverà enorme clamore, anche per le vittime correlate, e porterà ad introdurre sistemi di sicurezza a salvaguardia sia dei driver che dei tifosi. Prima di chiudere gli occhi definitivamente Materassi, dopo aver fatta sua la Targa Florio del 24 aprile 1927, (nella foto, particolare, in azione proprio sul percorso siciliano) brillerà anche sul circuito del Savio, sulle strade del ravennate, giunto all’ultima edizione, e su quello del Montenero, nel livornese, ottenendo il titolo di campione tricolore del 1927.

