24 GIUGNO

Oggi, ma nel 1871, a Firenze, avveniva la traslazione, dal cimitero londinese di Chiwisck, alla basilica di Santa Croce, delle spoglie mortali di Ugo Foscolo, tra i maggiori esponenti del neoclassicismo e preromanticismo letterario, non solo del Belpaese. Niccolò “Ugo” Foscolo era morto, a Londra, il 10 settembre 1827, in esilio, a causa di patologia al fegato, esito di tubercolosi miliare, che gli aveva procurato l’idropisia, nonostante le due operazioni chirurgiche per tentare il tutto per tutto.
In Santa Croce andava a figurare tra le “itale glorie” che lo stesso poeta aveva celebrato nel Carme dei “Sepolcri”, composto nel 1807, a Brescia, nel palazzo Martinengo, ospite dell’amata contessa Marzia Provaglio Martinengo, e pubblicato nella Tipografia dipartimentale del Mella, diretta da Niccolò Bettoni. Nel dettaglio i versi erano: «Ma più beata che in un tempio accolte/Serbi l’itale glorie, uniche forse/Da che le mal vietate Alpi e l’alterna/Onnipotenza delle umane sorti/Armi e sostanze t’invadeano ed are/E patria e, tranne la memoria, tutto».
La cerimonia del ritorno di Foscolo sul suolo italico, come da sue ultime volontà (nella foto, particolare, l’esumazione, nello scatto proveniente dal fondo Bettino Craxi, dell’Archivio storico del Senato della Repubblica) era una vera e propria cerimonia del neonato regno, amministrato dal sovrano sabaudo Vittorio Emanuele II, considerando anche che la città gigliata fosse stata, fino al 3 febbraio precedente, capitale di Stato per 6 anni, a decorrere da 3 febbraio 1865. Le ceneri di Foscolo venivano accolte sotto una semplice lastra di marmo. La tomba monumentale, nella settima campata della navata destra, opera dello scultore Antonio Berti, secondo la scelta operata dal ministro fascista dell’Educazione nazionale, Cesare Maria De Vecchi di Val Cismon, che verrà inaugurata il 27 aprile 1939.
Il complesso commemorativo dell’autore de “Le ultime lettere di Jacopo Ortis”, inizialmente commissionato a Zulimo Rossellini, non troverà sistemazione in Santa Croce, poiché l’artista era inviso al regime mussoliniano. Nel 1994 verrà sistemato nel giardino delle magnolie dell’università di Pavia.

