24 Maggio

Oggi, ma nel 1989, a Cinisello Balsamo, in provincia di Milano, apriva il primo punto vendita Ikea d'Italia. Il colosso svedese dei mobili e complementi d'arredo a prezzo basso e montaggio da effettuare a casa fondato, da Ingvar Kamprad, nel 1943 a Leida, nei Paesi bassi, e col primo negozio aperto nel 1958 ad Almhult, in Svezia. Ma nel Belpaese Ikea aveva messo piede già dal 1970, a Trezzano sul Naviglio, ancora nel milanese, ma solo con un ufficio di Ikea trading, ovvero la struttura responsabile degli acquisti da produttori italiani, per pezzi destinati al mercato internazionale, che risultassero adeguati agli standard dettati dalla casa madre. Ma non si trattava di un vero e proprio luogo in cui gli italiani potessero vedere esposti e comperare i prodotti contraddistinti dal marchio giallo e blu. Dopo 9 anni dal taglio del nastro la sede italiana verrà spostata da Cinisello Balsamo a Carugate, sempre in quel di Milano. Il lancio dell'apertura di Cinisello Balsamo prevedeva una campagna pubblicitaria martellante con cartelloni con lo slogan "La scatola che rompe" e l'immagine di Fortuna Pellegrini (nella foto, particolare della locandina promozionale), di 35 anni, dalla folta chioma di capelli ricci, responsabile comunicazione della Arexons dal 1984, nella città ambrosiana, seduta su una sedia e davanti ad un tavolino, entrambi realizzati con scatoloni da imballo dei mobili Ikea. In basso era riportata la dicitura "Scopri i mobili svedesi a Cinisello Balsamo dal 24 maggio". A distanza di 30 anni, il 26 novembre 2019, la Pellegrini farà sapere attraverso il quotidiano meneghino Corriere della Sera, della diffida reciproca sua nei confronti dell'azienda per aver utilizzato la sua immagine, pensata solo per il lancio dell'apertura tricolore, e poi sfruttata anche per iniziative promozionali successive, e dell'Ikea verso la Pellegrini, con richiesta di 20mila euro di danni, per aver pubblicato il cartellone del 24 maggio 1989 sul sito della sua agenzia di pubblicità "Fortuna Pellegrini comunication", aperta nel capoluogo lombardo nell'aprile '97, essendo stata lei solo la testimonial e non anche l'ideatrice della campagna pubblicitaria. Già in passato la Pellegrini aveva chiesto all'Ikea un indennizzo per lo sfruttamento ripetuto della sua figura di testimonial e nel 1992 aveva anche ricevuto da Ikea un compenso forfettario di 2 milioni di lire, recuperato attraverso il lavoro di intermediazione dell'avvocato Luisa Nicosia.
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