25 Febbraio

Oggi, ma nel 1949, a Diano marina, moriva a 94 anni Lidia Poet, la prima donna avvocato d'Italia. Era nata a Perrero di Torino, era di religione valdese, non s'era sposata e non aveva avuto figli. S'era dedicata alla professione forense e ai diritti delle donne e dei minori per una vita. Già diplomata come maestra, s'era laureata in legge nel capoluogo sabaudo il 17 giugno 1881 discutendo una tesi sulla condizione femminile nella società con particolare attenzione al problema del mancato diritto di voto. Aveva svolto il praticantato nello studio dell'avvocato e senatore Cesare Bertea a Pinerolo e s'era iscritta all'albo dei procuratori legali dell'Ordine degli avvocati torinese il 9 agosto 1883. Ma l'11 novembre di quell'anno, dopo qualche mese di polemiche da parte dei colleghi di sesso maschile, era stata esclusa su ricorso della procura del re presso la locale corte d'appello in quanto quella d'avvocato era professione non ancora disciplinata anche per le dame in gonnella. Anche il suo ricorso in Cassazione era stato respinto. Aveva continuato quindi ad esercitare in via ufficiosa facendo figurare il fratello avvocato Enrico. Solo nel 1920, dopo gli sconvolgimenti anche giuridici portati dalla fine della Grande guerra, era riuscita ad essere riabilitata nell'ordine di Torino. Il 15 giugno 2018, a Verona, le verrà intitolata l'area antistante la corte d'Assise (nella foto, la targa e accanto il ritratto della Poet da giovane).
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