TODAY

25 novembre

Oggi, ma nel 1872, a Roma, in Campidoglio, si apriva il primo Congresso giuridico nazionale, che terminerà l’8 dicembre successivo. Era la prima riunione ufficiale dell’avvocatura del Belpaese che affermava in modo corale il proprio ruolo, di primo piano, nella costruzione dell’unità d’Italia.

L’appuntamento era di estrema importanza perché vedeva, per la prima volta, confrontarsi esperti di diritto e addetti ai lavori provenienti dagli Stati pre-unitari che si trovavano in una situazione lavorativa completamente differente. L’assemblea riceveva il saluto del sovrano sabaudo Vittorio Emanuele II, del presidente del Consiglio dei ministri Pietro Lanza, rappresentante della Destra storica, del primo cittadino dell’Urbe Pietro Venturi, esponente della Sinistra storica, che in realtà era solo assessore facente funzione di sindaco, che si dimetterà il giorno successivo, 26 novembre, lasciando l’incarico a Luigi Pianciani.

Il congresso era di fatto guidato da Urbano Rattazzi (nella foto, al centro, seduto in prima fila tra i partecipanti, sotto la testa bronzea di Costantino, nell’immagine, di Gioacchino Altobelli, proveniente dall’archivio del Museo di Roma, fondo Giuseppe Gatteschi), politico di spicco dell’ala democratica della Sinistra storica, già presidente del Consiglio dei ministri del regno d’Italia dal 3 marzo 1862 all’8 dicembre dello stesso anno, ritiratosi dalla scena amministrativa dopo non essere riuscito a fronteggiare la “questione romana”, nel suo secondo governo, dal 10 aprile 1867 al 27 ottobre dello stesso anno. Con Rattazzi, che presenziava in veste di semplice avvocato, c’erano anche il sindaco di Firenze, Ubaldino Peruzzi, in carica dal 30 ottobre 1869 al 15 maggio 1878, Francesco Carrara, giurista di Lucca, tra i primi studiosi del diritto criminale e tra i fautori della campagna per l’abolizione della pena capitale, Silvio Spaventa, abruzzese di Bomba, in provincia di Chieti, deputato della Destra storica, futuro presidente della IV sezione del Consiglio di Stato, tra i maggiori fautori della giustizia amministrativa.

Nel simposio venivano affrontati argomenti di grande attualità in quel delicato momento: il problema della riforma del codice di procedura civile; l’aspetto di dover conferire maggiore brevità al processo penale; il tema dell’abolizione della pena di morte e del carcere a vita. Gli atti del convegno verranno ripubblicati, a cura di Guido Alpa, avvocato civilista di fama internazionale, accademico del diritto e presidente del Consiglio nazionale forense dal 2004 al 2015, in due tomi, dalla casa editrice bolognese Il Mulino, nel 2006. L’adunanza del 25 novembre 1872 anticipava necessità della classe forense tricolore come la corretta regolamentazione dell’esercizio della professione, la suddivisione precisa dei ruoli, tra avvocati e procuratori legali, la creazione dell’albo sia per gli uni che per gli altri. La cosiddetta legge sugli avvocati, tecnicamente “Legge che regola l’esercizio della professione di avvocato e di procuratore”, infatti, sarà dell’8 giugno 1874, numero 1938. Sarà quella istitutiva anche dei già menzionati albi degli avvocati e dei procuratori e che decreterà pure l’obbligatorietà dell’iscrizione per quanti volessero esercitare la professione. Il Consiglio nazionale forense, invece, verrà creato solo durante il fascismo, con il regio decreto legge 27 novembre 1933, numero 1578 e il regio decreto 22 gennaio 1934, numero 37.