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26 MAGGIO

Oggi, ma nel 1981, a Roma, si dimetteva il presidente del Consiglio dei ministri Arnaldo Forlani, democristiano, in carica dal 18 ottobre 1980. Lasciava l’incarico perché ritenuto responsabile del ritardo sulla ufficializzazione della lista dei 962 aderenti alla loggia massonica deviata Propaganda 2, avvenuta il 21 maggio precedente.

L’elenco dei piduisti, guidati dal venerabile Licio Gelli, era stata scoperta il 17 marzo di quel 1981, durante le indagini da parte della magistratura sul presunto rapimento del bancarottiere Michele Sindona.

Tra i principali detrattori di Forlani (nella foto, particolare), di Pesaro, classe 1925, vi erano gli esponenti del Partito comunista italiano, animati dal segretario nazionale Enrico Berlinguer, che avrebbero preferito che gli iscritti alla P2 venissero fatti conoscere agli italiani subito dopo il ritrovamento.

Il 28 maggio successivo il Capo dello Stato Sandro Pertini affiderà nuovamente l’incarico di formare il governo a Forlani, ma la situazione di dura crisi politica non gli consentirà di portare a termine positivamente l’intento.

L’uscita di scena temporanea del futuro segretario nazionale della Dc, che sarà alla testa del principale partito di maggioranza relativa del Belpaese dal 22 febbraio 1989 al 12 ottobre 1992, porterà, l’11 giugno successivo, alla formazione del primo governo capeggiato da un non appartenente alla Balena bianca a contare dal 1945. Si tratterà di Giovanni Spadolini, segretario nazionale dei repubblicani, laico, che rimarrà in carica fino al 23 agosto 1982.

Il governo con alla testa l’ex direttore del quotidiano milanese “Corriere della Sera” sarà anche il primo della storia repubblicana composto con la formula del Pentapartito, ovvero l’intesa tra Democrazia cristiana, Partito socialista italiano, Partito repubblicano italiano, Partito socialista democratico italiano e Partito liberale italiano.