27 Maggio

Oggi, ma nel 1977, a Cannes, il film Padre padrone, girato dai fratelli Paolo ed Vittorio Taviani, liberamente ispirato al romanzo omonimo ed autobiografico di Gavino Ledda, vinceva la palma d'oro alla trentesima edizione del festival cinematografico francese e in quella sede si aggiudicava anche il premio della critica. Benché inizialmente pensato come sceneggiato televisivo, il lungometraggio (nella foto, una scena) verrà considerato come una delle opere più rappresentative della produzione cinematografica italiana degli anni '70: per la sua potente intensità drammatica. Con Saverio Maroni nella parte di Gavino Ledda, Omero Antonutti nel ruolo del padre Abramo nella realtà ed Efisio nella finzione scenica, e Marcella Michelangeli nei panni della madre di Gavino, Maria Antonia. Era ambientato per lo più nella zona dei pascoli di Baddevrùstana di Siligo, in provincia di Sassari. All'uscita nelle sale cinematografiche italiane, il 2 settembre successivo, non mancheranno le polemiche per il crudo ritratto della Sardegna pastorale che usciva dalla pellicola e che poi era proprio la vicenda narrata dall'autore, nato appunto a Siligo, nel 1930, e costretto dal padre in condizione di analfabetismo -aveva frequentato solo l'inizio della prima elementare- ed isolamento tra le pecore, fino a 20 anni, per contribuire all'economia familiare. Il libro, pubblicato dall'editore milanese Feltrinelli, nel 1975, aveva vinto il premio Viareggio opera prima nello stesso anno. Verrà considerato un classico letterario della pedagogia progressista. Non solo per la vicenda raccontata, ma anche per il rimando implicito all'evoluzione umana e sociale dell'autore: da analfabeta costretto, a legnate, dal babbo a vivere sempre e solo tra gli animali -con i quali aveva anche rapporti carnali, data la mancanza di donne, in quella situazione di vita estrema- fino all'emancipazione culturale, conseguendo anche la laurea in lingua italiana all'università La Sapienza di Roma, con tesi in glottologia, venendo ammesso nella esclusiva Accademia della Crusca di Firenze, nella tornata 1970, diventando assistente alla cattedra di filologia romanza nell'ateneo di Cagliari, fino all'ottenimento, nel 2000, del sussidio di Stato previsto dalla legge Bacchelli per meriti artistici.
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