28 FEBBRAIO

27 Febbraio 2023

Oggi, ma nel 1887, a Frosinone, nasceva Pietro Tiravanti, che il 15 luglio 1917, due giorni dopo la morte, a 30 anni, nel campo di prigionia di Gebel, nella Libia italiana, dopo essere stato ferito l’11, a Zintan, verrà insignito della Medaglia d’oro al valor militare, alla memoria. Tenente della compagnia numero 12, del III battaglione, dell’84° reggimento fanteria, del contingente di pacificazione del regio esercito, in Tripolitania e Cirenaica, durante la campagna di Libia del 1913-1921 successiva alla vittoria tricolore della guerra italo-turca.

Tiravanti (nella foto, particolare, in uniforme) sarà uno dei pochi ufficiali del Belpaese a meritare il massimo riconoscimento militare, durante la prima guerra mondiale, per l’estremo sacrificio non contro gli austro-ungarici, dell’imperatore Carlo I, ma contro i guerriglieri arabi, di Enver Bey. Tiravanti, laureato in Giurisprudenza all‘università di Macerata, si arruolerà come allievo ufficiale nel 1906, nel 1911, combattendo a Chiara Zauia, nel conflitto libico, otterrà già la prima medaglia al valor militare, quella di bronzo.

In Africa, dal 29 settembre 1911 al 18 ottobre 1912, rimarrà a presidiare con le armi la quarta sponda italica, anche dopo la firma del Trattato di Ouchy, tra l’Italia sabauda e l’impero ottomano.

L’1 settembre 1912, il generale Ottavo Ragni, governatore della Tripolitania, deciderà di estendere la sovranità italiana sulle ampie fasce territoriali non ancora sottomesse, espandendo la propria azione verso l’interno. Per tale motivo, Ragni e i suoi successori come i parigrado Vincenzo Garioni, Giorgio Cigliana, Luigi Druetti, Giulio Cesare Tassoni, Giovanni Battista Ameglio, saranno costretti a fronteggiare le formazioni turche presenti nello “scatolone di sabbia”, schieratesi a fianco degli Imperi centrali.