28 MARZO

Oggi, ma nel 1981, a Cuorgnè, in provincia di Torino, il muratore Benedetto Frisina, di 28 anni, uccideva, con un colpo di pistola sparato nell’occhio sinistro, il macellaio Giuseppe Magnino, di 43 anni. Poi chiudeva il corpo senza vita nella cella frigorifera della bottega (nella foto, particolare, la notizia con la foto di Magnino durante una partita di calcio, nell’archivio su La Stampa del 22 marzo 2023).
L’assassino aveva agito dopo il rifiuto del commerciante di pagare tangenti. Per due anni l’omicidio rimarrà irrisolto, poi il killer si tradirà: quando gli verranno addebitati due accadimenti.
Il primo era l’esplosione dell’Alfa Romeo Giulia 1300 di Alessandro Aiello, di 25 anni, suo ex socio, in via Arduino, risalente allo stesso 28 marzo 1981, per eliminare il testimone scomodo, con il quale aveva litigato. Il secondo risalirà al 13 ottobre 1984, quando farà esplodere una bomba al tritolo accanto alla finestra del bar Commercio.
Il 25 marzo 1986, Frisina verrà condannato, in via definitiva, dalla Corte di cassazione, a 23 anni di reclusione. Il fatto di sangue destava non poco scalpore nel Canavese sia per l’efferatezza dell’esecuzione che per la notorietà dell’ammazzato, che risiedeva a Valperga, sempre nel torinese, dove aveva un’altra rivendita di carni. Frisina, malvivente coinvolto in altri casi di estorsione, salterà agli onori della cronaca nera, il 20 marzo 2023, quando verrà ritrovato cadavere, a 70 anni, nel suo appartamento popolare in via Brigate Partigiane, stroncato da un infarto.
Frisina, che in passato era stato anche titolare di una rivendita di angurie, faceva fuoco contro Magnino anche perché quest’ultimo aveva minacciato di rivolgersi ai carabinieri, denunciando l’esistenza della rete del racket nel circondario.

