28 OTTOBRE

Oggi, ma nel 1926, a El-Hagi, alle porte di Merca, nella Somalia italiana, che era governata dal quadrumviro Cesare Maria De Vecchi, scoppiava la rivolta che comportava, tra l’altro, il giorno successivo, 29 ottobre, l’uccisione del maresciallo dei carabinieri reali Aldo Fiorina, comandante proprio della stazione di Merca.
Quest'ultimo era stato inviato, con la piccola scorta composta da 3 armati, che verranno fatti fuori anche loro dai ribelli, ad arrestare lo sceicco Mohammed Nur, capo politico dell'insurrezione. Il corpo di Fiorina verrà rinvenuto con 36 pugnalate inferte e i tendini recisi, secondo le usanze locali di seviziare i cadaveri.
I rivoltosi erano soprattutto braccianti che erano scattati per tentare di rivendicare migliori condizioni di lavoro nella concessione governativa agricola sperimentale di Genale, avviata dall'agronomo Romolo Onor, poi morto il 30 luglio 1918, nella quale prestavano la loro opera. Realtà che era in contrapposizione con l’intrapresa privata di Johar, la Società agricola italo somala, fondata da Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi, il "principe esploratore", nel 1920, nella sua ultima fase di vita, e guidata da Giuseppe Scassellati Sforzolini.
Fondamentalmente la prestazione d’opera richiesta ai locali, benché retribuita, verrà ritenuta dagli studiosi come eccessivamente gravosa rispetto alle consuetudini millenarie della giamia, ovvero la comunità islamica, del posto.
De Vecchi, in carica dall’8 dicembre 1923, avendo preso il posto di Carlo Ricci, aveva deciso l’invio di militari a sedare la protesta armata assecondando lo stile in uso nel tempo di pacificare con la forza. La spedizione punitiva, con cannoneggiamento della moschea, che avverrà il 30-31 ottobre, sarà guidata dal capitano dei carabinieri Camillo Giurati. Riporterà il bilancio di 21 morti tra gli italiani, che in realtà erano 230 soldati tra zaptiè e ascari -ovvero i somali reclutati rispettivamente dai carabinieri e dalla fanteria dell’esercito come componenti delle truppe coloniali tricolori- provenienti da Mogadiscio, e 74 tra gli insorti.
La causa scatenante della rivolta era l’assassinio, avvenuto a Dobloi, tra Macaidumes e Bulomererta, il 28 Ottobre, di cinque somali reputati favorevoli al governo italiano, tra cui un capo indigeno, fatti fuori per tradimento. La loro soppressione si era verificata proprio mentre la maggior parte dei militari italiani era impegnata in Migiurtinia, nell’operazione di appianamento dei conflitti dei sultanati. Nur, fuggito per due volte, verrà preso, il 7 novembre, vicino Fidarot, tra Audegle e Danane, e la sua uccisione porrà effettivamente fine alla sommossa.

