29 gennaio

Oggi, ma nel 1889, a Mayerling, frazione di Alland, in Bassa Austria, nella tenuta di caccia degli Asburgo, si verificava l’omicidio-suicidio dell’arciduca Rodolfo d’Asburgo-Lorena, di 31 anni, erede assoluto al trono imperiale, e della sua amante, Maria von Vetsera, di 17 anni, baronessa. I corpi senza vita verranno ritrovati il giorno dopo, 30 gennaio, dal conte Josef Hoyos-Sprinzenstein, sodale di Rodolfo. Ne nascerà un giallo di portata internazionale nel quale l’Italia, particolarmente legata alla dinastia asburgica, avrà un ruolo di riguardo.
La dipartita del giovane Rodolfo ridisegnava gli scenari della successione ereditaria in quella che era considerata la dinastia regnante cuore della vecchia Europa. I tentativi diplomatici di coprire la morte violenta del figlio dell’imperatore Francesco Giuseppe I e di Elisabetta “Sissi” di Baviera (nella foto, particolare, la coppia imperiale mentre vegliava il cadavere del figlio in una incisione coeva), accreditando la fine prematura di Rodolfo per un attacco di cuore, reggeranno poco. Fioriranno una serie di versioni, alcune molto vicine alla verità, altre palesemente infondate.
La prima sarebbe stata quella che riteneva Rodolfo, già minato da manie di auto eliminarsi, killer per amore della ragazza. Poi, dopo averla vegliata per ore, si sarebbe tolto la vita, come da accordi, depresso poiché il loro amore travagliato era ostacolato dall’etichetta e dal protocollo di corte, essendo lui già marito di Stefania del Belgio e padre dell’arciduchessa Elisabetta Maria “Erzsi”. L’italiana Zita di Borbone-Parma, nata Zita di Lucca, da vedova dell’ex imperatore Carlo I d’Austria, sul trono di Vienna dal 1916 al 1918, snocciolerà la sua tesi, che verrà ritenuta la più ardita, ma verosimile. Sosterrà che Rodolfo e Maria sarebbero stati assassinati da ufficiali imperiali per reprimere non solo la scabrosa vicenda extraconiugale, mal sopportata da Francesco Giuseppe, ma soprattutto le forti simpatie della vittima per la parte ungherese del regno. Fazione già a rischio rivolta che minava la stabilità della duplice monarchia.
Poi spunterà la pista secondo la quale Maria sarebbe morta dissanguata tentando di abortire e Rodolfo si sarebbe ucciso per la paura dello scandalo e delle ritorsioni. Ancora, che Rodolfo e Maria sarebbero stati giustiziati dai servizi segreti francesi per essersi rifiutati di prendere parte al complotto filotedesco contro “Cecco Beppe”. La prima grande ricostruzione documentata dei fatti verrà tentata dal giornalista tricolore Antonio Giuseppe Borgese, docente di letteratura tedesca all’università La Sapienza di Roma, collaboratore di pregio del quotidiano milanese “Corriere della Sera”, nel volume intitolato “La tragedia di Mayerling”, che verrà pubblicato dalla casa editrice Mondadori, di Milano, nel 1928.

