3 GENNAIO
Oggi, ma nel 1925, a Roma, alla Camera dei deputati del regno d’Italia, il presidente del Consiglio dei ministri Benito Mussolini teneva il discorso, che, a partire dall’omicidio di Giacomo Matteotti, segnava la svolta autoritaria e la nascita della dittatura in orbace. Con l’assunzione, in prima persona, della responsabilità politica, morale, storica, ma non personale, del delitto occorso all’ex parlamentare socialista unitario, rapito e fatto fuori il 10 giugno 1924, dalla squadra “nera” capeggiata da Amerigo Dumini, della presunta “Ceka del Viminale”, il Duce apriva al Belpaese la via verso il totalitarismo.
Tra i punti toccati dal figlio del fabbro di Predappio vi era anche il ripristino della pena di morte, preludio di quanto avverrà con l’istituzione del Tribunale speciale per la difesa dello Stato, attraverso le “leggi fascistissime”, che poi provvederà alla prima esecuzione capitale, a Ponte Buggianese, il 18 ottobre 1928, del comunista Michele Della Maggiora.
L’orazione mussoliniana (nella foto, particolare) mirava fondamentalmente a tirare fuori il Partito nazionale fascista dall’occhio del ciclone a causa della vicenda matteottiana, scaricando proprio su “M” il ruolo di istigatore, benché l’arringa nulla spiegava o aggiungeva circa l’esecuzione materiale del fatto di sangue. L’opposizione, impegnata fin dal 27 giugno 1924 nella “secessione aventiniana”, non riusciva a rientrare a Montecitorio dando battaglia di minoranza. Verrà poi dichiarata decaduta il 9 novembre 1926.
L’intervento di Mussolini del 3 gennaio 1925 verrà rievocato in una delle scene salienti del lungometraggio “Il delitto Matteotti”, del regista Florestano Vancini, del 1973, su sceneggiatura dello stesso Vancini con Lucio Battistrada, con l’attore Mario Adolf nel ruolo del capo del fascismo.

