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3 luglio

3 Luglio 2026

Oggi, ma nel 1988, sul cielo del Golfo Persico, a 74 chilometri a sud-ovest di Bandar Abbas, in Iran, il missile terra-aria lanciato, verosimilmente per errore, dall’incrociatore della Marina militare statunitense “Vincennes”, comandato da William Rogers III, abbatteva l’Airbus A300B2-203, volo 655 della Iran Air, pilotato da Rezaian Mohsen, nella tratta Teheran-Dubai, intento a sorvolare il Golfo di Hormuz, uccidendo tutte le 290 persone a bordo. Tra le vittime, 16 delle quali erano appartenenti all’equipaggio, vi era anche un figlio del Belpaese. Si trattava di Antonio Caputo, di 52 anni, originario di Agropoli in provincia di Salerno, ma residente a Solaro nel milanese, tecnico della società Sicom-Gie che costruiva la centrale termoelettrica iraniana. La nave da guerra aveva confuso il velivolo di linea con un F-104 Tomcat dell’aeronautica iraniana.

Mohsen aveva ottenuto il brevetto ad Orlando in Florida e aveva all’attivo 5mila ore di volo, tra le quali 1500 su Airbus. E conosceva bene la rotta chiamata “Ambra 59 Whisky” che aveva affrontato già 25 volte. Il fatto (nella foto, particolare, raccolta di rottami dell'Airbus recuperati intorno all’isola iraniana di Qeshm, nell’immagine dall’archivio dell’Institute of marine affair di Chaguaramas di Trinidad) destava enorme clamore mediatico. Anche per i 66 bambini deceduti. E poi perché l’incidente o presunto tale rischiava di compromettere i già delicatissimi equilibri tra Usa e Iran nel contesto della cosiddetta Tanker war, la guerra delle petroliere.

Andava infatti in scena l’ultima fase della belligeranza Iran-Iraq. Ostilità che aveva preso l’abbrivio, otto anni addietro, quale conseguenza della rivoluzione khomeinista iraniana. Gli “States” avevano supportato l’Iraq, presieduto da Saddam Hussein, intervenendo con la flotta per tutelare i passaggi commerciali minacciati dagli attacchi iraniani. Controversa rimarrà la questione dei sette avvisi via radio inviati dalla “Vincennes” all’Airbus: per sottolineare di togliersi di mezzo. Ufficialmente non ci saranno mai ammissioni di colpevolezza da parte della presidenza di Ronald Regan. E il fattaccio rimarrà avvolto nel dubbio.