3 NOVEMBRE

Oggi, ma nel 1901, a Catania, si aprivano le celebrazioni del primo centenario dalla nascita del compositore catanese Vincenzo Bellini, classe 1801, ritenuto, dagli esperti di musica classica, tra i più importanti operisti dell’Ottocento e considerato l’esponente per antonomasia del bel canto tricolore nell’epoca caratterizzata dalla presenza di altri virtuosi come il bergamasco Gaetano Donizetti, del 1797, e il pesarese Gioacchino Rossini, del 1792.
Bellini (nella foto, particolare, profilo dell’artista riportato nella cartolina commemorativa fatta stampare dal Comune di Catania proprio in occasione del primo centenario dalla venuta al mondo) era morto, il 23 settembre 1835, a 34 anni, a Puteaux, in Francia, a causa dell’infezione intestinale amebica contratta, verosimilmente, cinque anni prima. Aveva lasciato ai posteri dieci opere liriche in tutto. Ma di gran valore. Tra le quali vi era “La sonnambula”, opera seria, in due atti, su libretto di Felice Romani, tratta dall’omonimo lavoro di Eugène Scribe, che aveva visto la prima rappresentazione al teatro Carcano di Milano, il 6 marzo 1831, quando aveva appena finito di comporla mentre era sulla sponda sinistra del ramo occidentale del lago di Como, a Moltrasio, ospite nella villa dei conti Lucini Passalacqua mentre intratteneva una relazione amorosa con la vicina Giuditta Turina.
Poi vi era “I puritani e i cavalieri”, opera seria in tre atti, su libretto di Carlo Pepoli, tratto dall’omonimo lavoro di Jacques François Ancelot e Joseph Xavier Boniface “Saintine”, che aveva avuto la prima rappresentazione il 24 gennaio 1835, al Théâtre italien de Paris. Poi vi era “Norma”, opera seria in due atti, la più conosciuta anche dai non esperti, su libretto di Romani, tratta dal lavoro omonimo di Louis-Alexandre Soumet, che aveva avuto la prima rappresentazione al Teatro alla Scala di Milano, il 26 dicembre 1831.
L’ultima fase dell’esistenza terrena di Bellini era stata parigina, dove aveva dato sfogo alla sua arte. Il 23 ottobre 1876, i resti, dopo essere stati sepolti per 40 anni nel cimitero di Père-Lachaise della capitale transalpina, erano stati riportati nel duomo di Catania, omaggiati con grandi onori e posti nella tomba realizzata dallo scultore ligure, già garibaldino dei Mille, Giovanni Battista Tassara, di Genova.
Il piemontese Giulio Monteverde, di Bistagno, in provincia di Alessandria, senatore del regno dal 1886, invece, si era occupato del monumento alla grandezza di Bellini, interamente in marmo bianco, che era stato collocato in piazza Stesicoro, che era stato commissionato dall’amministrazione municipale, ed era stato inaugurato il 21 settembre 1882.

