3 NOVEMBRE

Oggi, ma nel 1918, a Trieste, al molo San Carlo, alle 14, i tre delegati del Comitato di salute pubblica triestino, Marco Samaja, per gli irridentisti italiani, Giuseppe Ferfolja, per gli sloveni, Alfredo Callini, per i socialisti, annunciavano alla folla, assiepata lungo le banchine, l’imminente arrivo “salvifico” della flotta navale italiana. Erano giunti a bordo della torpediniera “T3”, proveniente da Venezia, e il loro percorso era stato quello di battistrada, nei tratti di mare Adriatico minati, verso il corteo delle navi col tricolore sabaudo.
Il 10 novembre sarebbe giunto nella città liberata dal giogo austriaco, il re savoiardo Vittorio Emanuele III (nella foto, particolare, a bordo del cacciatorpediniere “Audace”, prima dello sbarco, accolto dal governatore di Trieste, generale Carlo Petitti di Roreto, nell’immagine tratta dall’archivio storico Istrit-Istituto per la storia del Risorgimento italiano, comitato provinciale di Treviso) Samaja, Ferfolja e Callini, insieme all’equipaggio prevalentemente slavo, comandato dal capitano Mario Vucetich, erano partiti da Trieste, l’1 novembre precedente, per raggiungere la città lagunare, per sollecitare l’intervento immediato delle Forze armate italiane affinché spegnessero le crescenti violenze di piazza scoppiate tra le varie fazioni.
Avevano compiuto il viaggio d’andata con la bandiera italiana e con quella serba issate sulla prora e sulla poppa della torpediniera. Ma giunti a Venezia, i tre delegati erano stati male accolti dagli alti vertici della regia Marina militare italiana. Il mezzo, che apriva la rotta al cacciatorpediniere “Audace”, era stato sequestrato dal comitato slavo di Zagabria, alla flotta austroungarica Kriegsmarine proprio nei drammatici giorni del “finis Austriae”, ovvero la dissoluzione dell’impero dell’Aquila bicipite causato un complesso intreccio di fattori politici e militari. Tra i quali, nella notte tra il 31 ottobre e l’1 novembre, nella rada di Pola, gli ufficiali della regia Marina militare italiana Raffale Rossetti, genovese, e Raffaele Paolucci, abruzzese di Orsogna, avevano affondato la corazzata ammiraglia asburgica, appena ceduta al neonato regno dei serbi, croati e sloveni, “Viribus Unitis”. Tutta la vicenda verrà raccontata nelle 111 pagine del volume, scritto da Marina Rossi, intitolato “La maledetta barca: il rischioso viaggio della Torpediniera 3 (1-3 novembre 1918)”, che sarà pubblicato dall’editrice storica Editoriale Programma, di Treviso, nel 2018.

