30 Gennaio

29 Gennaio 2020

Oggi, ma nel 1988, a Rimini, nel quartiere Celle, nel tentativo di rapinare il contenuto del furgone portavalori, in servizio spola per il trasferimento dei contanti dal supermercato Coop, veniva assassinato, a colpi di pistola, il vigilante Gianpiero Picello, originario di Ravenna, 41 anni, dai componenti di quella che passerà alla storia criminale italiana come la banda della Uno bianca. L'indicazione derivava dal dettaglio della vettura utilizzata prevalentemente, quel modello di Fiat, per mettere a segno i colpi. La squadra di malviventi era capeggiata da Roberto Savi (nella foto, il 22 novembre 1994, nel suo garage di via Signorini, a Bologna, il giorno dell'arresto), classe 1954, il più grande d'età del gruppo, poliziotto in servizio nella questura bolognese, di idee politiche orientate verso l'estrema destra. Con lui componevano la formazione delinquenziale i fratelli Fabio, del 1960, non poliziotto, e Alberto, del 1965, ugualmente poliziotto, in forza a Rimini. Poi c'era anche Marino Occhipinti, del 1965, anche lui poliziotto, distaccato nel capoluogo dell'Emilia-Romagna. Quello di Picello era il primo omicidio portato a termine dall'organizzazione. Tecnicamente il primo agguato era stato compiuto il 3 ottobre 1987, sempre a Rimini, contro il sovrintendente di polizia Antonio Mosca, che morirà il 29 luglio 1989, dopo un periodo di agonia durato fin dal giorno del ferimento. Complessivamente i rapinatori, specializzati in operazioni a mano armata, collezionisti di pistole e fucili, faranno registrare la macabra contabilità di 24 morti. Alle vittime si aggiungeranno 102 feriti. Nel totale, risulteranno 103 gli agguati perpetrati nel periodo 1987-1994, prevalentemente in Emilia-Romagna, ma con puntate anche nelle Marche. Il 6 marzo 1996, i tre fratelli Savi e Occhipinti vengono condannati all'ergastolo. A Gugliotta 28 anni di carcere, che successivamente scenderanno a 18. Luca Vallicelli, elemento marginale del sodalizio di ladri-assassini, verrà punito con 3 anni e 8 mesi.

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