31 dicembre

30 Dicembre 2020

Oggi, ma nel 1861, in tutta Italia, partiva il primo censimento del nuovo Stato unitario, che veniva effettuato a nove mesi dalla nascita del regno retto dal sovrano savoiardo Vittorio Emanuele II. La prima radiografia della popolazione veniva tracciata in base alla suddivisione per sesso, età e stato civile. L'impresa, non proprio agevole, sarebbe andata avanti fino all'1 gennaio 1862.

Promotore dell’iniziativa era il ministro dell’agricoltura, il siciliano Filippo Cordova, di Aidone, in quel di Enna, classe 1811, in carica dal 12 giugno precedente e fino al 3 marzo 1862 prima di andare a ricoprire il ruolo di capo del dicastero di Grazia e giustizia. I dati verranno raccolti nel volume intitolato Censimento generale della popolazione e delle abitazioni (nella foto, particolare del quadro riepilogativo degli italiani occupati e dei loro mestieri). In alcune zone della neonata creatura amministrativa non veniva effettuata una conta globale e accurata, che tenesse in qualche modo misura anche delle abitazioni, da trent'anni.

La suddivisione territoriale avveniva per: Piemonte e Liguria; Lombardia; Parma e Piacenza; Modena, Reggio e Massa; Romagna, Marche; Umbria; Toscana; Province Napoletane; Sicilia; Sardegna. Pari a 24.8032 chilometri quadrati. Tutta l'operazione di computo, inclusa la pubblicazione dei risultati, nel 1864, dalla Tipografia letteraria torinese, costerà all'erario nazionale 640mila lire.

I residenti risulteranno essere 22.182.377, mentre i presenti 21.777.334, che saliranno a circa 26 milioni, considerando anche le zone non ancora annesse. Nel dettaglio, i presenti erano: 3.535.736 in Piemonte e Liguria; 3.104.838 in Lombardia; 474.598 a Parma e Piacenza; 631.378 per Modena, Reggio e Massa; 1.040.591 in Romagna; 883.073 nelle Marche; 513.019 in Umbria; 1.826.334 in Toscana; 6.787.289 nelle Province Napoletane; 2.392,414 in Sicilia; 588.064 in Sardegna. Il 51 per cento degli italiani era complessivamente composto da individui di sesso maschile. L’età media era di 27 anni. Esigua si ravvisava la percentuale sopra i 70 anni. I bambini con meno di 10 anni rappresentavano il 24 per cento. I nuclei familiari erano formati da almeno 4 componenti. Napoli, con 447mila residenti, Torino, con 204mila, Milano, con 196mila, erano le città con il maggior numero di abitanti. L'analfabetismo si attestava al 78 per cento, col picco nazionale del 90 in Calabria, Sicilia e Sardegna. Dal primo, il censimento verrà sempre effettuato ogni dieci anni, salvo che nel 1891, a causa di problemi finanziari, e nel 1941, per via della seconda guerra mondiale in corso. Mentre nel 1936 ne verrà aggiunto uno straordinario.

Nel secondo censimento, quello che verrà avviato il 31 dicembre 1871, i residenti risulteranno essere 27.303.509, per una superficie di 285.930 chilometri quadrati. E nella terza tornata censuaria, quella del 31 dicembre 1881, verranno registrati 28.953.480 residenti, su 285.948 chilometri quadrati.