4 Gennaio

3 Gennaio 2021

Oggi, ma nel 1937, a Giussano, in provincia di Monza e Brianza, veniva al mondo Alberto Longoni. Come attore, ballerino e soprattutto come caratterista, col nome d'arte dal sapore vagamente esotico di Jack La Cayenne, accompagnerà Adriano Celentano nelle prime esibizioni dinoccolate. E proprio a lui e alle sue movenze nel ruolo di Torquato il molleggiato, Celentano si ispirerà per divenire il molleggiato (nella foto, particolare dell'esibizione di Longoni con l'amico Celentano al Festival della canzone italiana di Sanremo del 1961). Brillante, ma oscurato dalla fama inarrestabile di Celentano, Longoni, con gli anni, finirà per essere immeritatamente messo in disparte dal grande pubblico. Come ha raccontato lui stesso al giornalista Antonio Lodetti, del quotidiano milanese Il Giornale, nell'articolo pubblicato il 24 aprile 2017, intitolato "Il vero molleggiato sono io, parola di Jack La Cayenne": «Ho in casa un filmato della Rai in cui mostro a Celentano come muoversi quando canta 24mila baci [...]. Il 18 marzo 1957 ero nel cartellone del primo festival del rock'n'roll, al Palazzo del ghiaccio di Milano, con il nome di Torquato il molleggiato. Poi successe una cosa strana. Io, Enzo Jannacci ed altri uscimmo per bere un caffè e nel frattempo arrivò l'ordine della questura di sospendere lo spettacolo. Ma c'era troppa gente all'interno, così decisero di fare lo show ma di non far rientrare nessuno, nemmeno noi artisti. Tutti videro Adriano muoversi come un ossesso e i giornalisti fecero il resto. Da allora fu lui il molleggiato e io cambiai nome». Tra i numeri che lanceranno, per un pochino, Longoni nel panorama variegato dello spettacolo italiano, ci sarà quello della tazzina, che gli farà conquistare l'ennesimo soprannome: faccia di gomma. Riuscirà, infatti, a infilare in bocca, completamente, una tazza da caffè e persino una da cappuccino. Lo farà per la prima volta in pubblico, nel 1978, davanti agli spettatori della trasmissione televisiva Non stop, che andrà in onda sulla Rete 1 dell'emittente di Stato, per la regia di Enzo Trapani. La storia personale e familiare alle spalle di Longoni ricalca il copione, composto da quel mix di sofferenze economiche e voglia di emergere, caratteristico di molti personaggi del piccolo schermo. Da giovanissimo era stato garzone di un panettiere, pasticcere, muratore, gelataio, operaio in falegnameria e linotipista, sempre per tentare di portare qualche soldo a casa. Il suo primo palcoscenico, calcato nel poco tempo lasciato libero dallo sfacchinare, sarà il capoluogo lombardo di fine anni Cinquanta, nella cui aria si respirerà lo spasmodico desiderio di ricominciare per lasciarsi alle spalle le devastazioni messe in atto dalla seconda guerra mondiale.

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