4 NOVEMBRE

Oggi, ma nel 1994, a Verona, Nadia Frigerio, di 33 anni, con l’aiuto del fidanzato e protettore Marco Rancani, uccideva la madre Eleonora Perfranceschi, di 57, per impossessarsi dell’appartamento, in affitto, nel quartiere San Michele Extra, e potersi prostituire. La matricida, nata a Milano, ma da sempre nella città scaligera, addormentava la vittima con una massiccia dose di benzodiazepine, Tavor, nel caffè, quindi la faceva strangolare dal suo uomo con il filo del telefono.
Successivamente lasciavano il cadavere alla periferia cittadina tentando d’inscenare la morte dopo il tentativo finito male di violenza sessuale. Il corpo senza vita della Perfranceschi, collaboratrice domestica, separata da Elvezio Frigerio, verrà rinvenuto, il 12 novembre, lungo la strada per la frazione collinare di Cancello. Il 14 gennaio 1995 Frigerio (nella foto, particolare, durante l’iter processuale) e Rancani, barista originario di Spoleto, coetaneo di Nadia, verranno fermati con l’accusa di omicidio e il 24 gennaio ci saranno le loro confessioni. I due avevano agito mentre la malcapitata guardava la telenovela “Perla nera”, in onda su Rete 4. Fondamentalmente la Frigerio, stufa di lavorare insieme alla madre come addetta alle pulizie, aveva intenzione di semplificarsi l’esistenza concedendosi sessualmente a pagamento.
Madre e figlia erano comunque in disaccordo in merito alla relazione amorosa della giovane con Rancani e alla possibilità di trasferimento di quest’ultimo nell’appartamento incriminato. Il 16 luglio 1996 la Corte d’assise veronese condannerà i due amanti diabolici a 24 anni di carcere per lei e a 18 per lui. Pena che verrà ridotta, il 3 giugno 1997, dalla Corte d’assise d’appello di Venezia, a 22 per lei e 16 a per lui. La sentenza di secondo grado verrà poi confermata dalla Corte di cassazione.

