5 Agosto

4 Agosto 2018

Oggi, ma nel 1948, Vittorio Pozzo si dimetteva da commissario tecnico della Nazionale italiana di calcio. Lasciava l'incarico su pressione della Federcalcio presieduta da Ottorino Barassi. Pozzo, classe 1886, torinese, sedeva sulla panchina più ambita del pallone nostrano dal 1929. Ma già aveva sperimentato quel ruolo nel 1912, nel 1921 e nel 1924. Pur essendo identificato come uno dei principali pionieri (tanto che meriterà proprio questo attestato dalla Figc) la sua figura era comunque affiancata allo sport fascista (la prima nomina l'aveva ottenuta dal ras di Bologna Leandro Arpinati). Anche il suo modo di organizzare la squadra cominciava a essere ritenuto obsoleto. In quasi vent'anni da Ct azzurro aveva collezionato due titoli mondiali consecutivi: a Roma, nel 1934, e a Colombes in Francia nel 1938. Complessivamente aveva totalizzato 6mila 927 giorni da "mister", 95 partecipazioni ufficiali a bordo campo, 65 vittorie (pari al 67 per cento), 17 pareggi e 15 sconfitte. Nel 2016, a Ponderano di Biella, verrà allestito un museo a lui dedicato per custodire i suoi cimeli.

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