5 APRILE

Oggi, ma nel 1920, a San Matteo della Decima, frazione di San Giovanni in Persiceto, in provincia di Bologna, nel cortile dell’edificio scolastico, reprimevano con una scarica di piombo la manifestazione di contadini e braccianti, che protestavano contro il primo governo presieduto da Francesco Saverio Nitti, esponente del Partito radicale italiano, in carica dal 23 giugno 1919. Nella sparatoria morivano cinque manifestanti. Altri due spireranno, il giorno successivo, 6 aprile, nel locale ospedale, per le conseguenze riportate. Stessa sorte toccherà il 7 aprile ad un altro malcapitato.
Alle vittime, complessivamente otto, si sommavano quarantacinque feriti. L’adunanza volta a far valere le proprie rimostranze nei confronti delle istituzioni, ma anche nei riguardi dei proprietari terrieri, era stata organizzata dalla Camera del lavoro del posto, d’ispirazione anarchica, aderente all’Unione sindacale italiana. Per l’occasione gli oratori erano Sigismondo Campagnoli e Pietro Comastri, sindacalisti.
I periti erano: Adalcisa Galletti, di 21 anni; lo stesso Campagnoli, già menzionato, di 43; Vincenzo Ramponi, di 45; Rodolfo Tarozzi, di 18, il più giovane; Giovanni Terzi, di 56, il più anziano; Ivo Pancaldi, di 32; Danio Vaccari, di 31; Danio Serrazanetti, di 51. L’omicidio di Campagnoli aveva enorme risonanza, più delle altre eliminazioni, e portava l’amministrazione comunale felsinea a dichiarare il lutto cittadino, esporre il gonfalone e saldare le spese del funerale (nella foto, particolare, le onoranze ai caduti di Decima, da uno scatto dell’Archivio Marefosca) che si svolgerà l’8 aprile e che sarà estremamente partecipato.
Il Comune di San Giovanni in Persiceto, l’1 maggio 1957, farà apporre la prima lastra commemorativa sulla facciata della Casa del popolo. Una seconda lapide verrà scoperta, il 5 aprile 1983, nel luogo della mattanza.

