6 agosto

Oggi, ma nel 1925, a Castiglione a Casauria, ancora in provincia di Teramo, Giacomo Montopoli, medico chirurgo con discreto seguito di pazienti, assassinava, con sei colpi di rivoltella, la ex moglie Ida D’Alfonso, dalla quale era separato da tre anni, per forti risentimenti personali, durante i festeggiamenti in onore delle nozze della cognata, Adele D’Alfonso. Nella sparatoria Montopoli colpiva, ma non letalmente, anche Eugenio Faiella, il novello sposo, professore di scuola originario di Torre de’ Passeri. L’unione tra il sicario e la vittima, datata 3 novembre 1921, era durata dieci giorni. Secondo ciò che emergerà nel tortuoso iter processuale. E stando a quanto verrà riferito dal giornale milanese “Corriere della Sera”, del 5 luglio 1929, dal titolo “L’epilogo in Cassazione d’un complicato dramma familiare”, l’insanabile frattura s’era consumata già durante la luna di miele, nella Capitale.
Lui aveva malmenato lei non avendola - a suo dire - trovata illibata. Ma dopo visite specialistiche dal luminare della ginecologia Ernesto Pestalozza, docente dell’università dell’Urbe, coadiuvato dal medico-legale Attilio Ascarelli e dal medico-criminologo Salvatore Ottolenghi, tra l’altro ideatore della scuola di Polizia scientifica, lei era stata completamente scagionata dall’accusa. Ritenuta particolarmente infamante al tempo e in quel contesto abruzzese socialmente arretrato. Solo che la tensione aveva irrimediabilmente deteriorato i rapporti tra i componenti delle due famiglie Montopoli e D’Alfonso. E la diatriba era finita ben due volte in tribunale. Alla fine il dottor Montopoli era stato condannato, in via definitiva, per diffamazione, per quanto asserito sullo status della consorte.
Montopoli ultimamente aveva tentato il riavvicinamento alla consorte che però non aveva voluto saperne e continuava a vivere nella casa paterna. Subito dopo il femminicidio ante litteram il cerusico si costituiva, quindi veniva arrestato e tradotto nel carcere mandamentale di Torre de’ Passeri. Il fatto di sangue destava enorme clamore non solo nel circondario regionale, ma a livello nazionale. Finendo sulle pagine di cronaca del quotidiano romano “La Tribuna” e venendo poi ripreso, il giorno successivo, dal “Corsera” (nella foto, particolare, la notizia). Il 6 luglio 1929 Montopoli verrà condannato, con sentenza passata in giudicato, a 18 anni di reclusione.
