6 GIUGNO

Oggi, ma nel 1959, a Gorizia, nella sala degli Stati provinciali del castello dell’XI secolo, Piero Zama commemorava la scomparsa di Renato Serra, intellettuale in trincea, morto il 20 luglio 1915, sul Monte Podgora, a 31 anni, nella terza battaglia dell’Isonzo. Ed era un importante momento, di caratura nazionale, per restituire la giusta dignità ad un pensatore scomparso giovane sotto la scarica di piombo asburgico.
Serra, interventista, tradizionalista, era volontario nel primo conflitto mondiale, tenente dell’11° reggimento fanteria della brigata “Casale”. Era arrivato al fronte, il 5 luglio precedente, poiché ancora sofferente per i postumi di un incidente d’auto, del 16 maggio di quel 1915.
Zama, letterato, direttore della biblioteca civica di Faenza, già sottotenente nella IV guerra dell’Isonzo, aveva calcato lo stesso teatro di combattimento contro gli austriaci che era stato fatale a Serra (nella foto, particolare).
“La guerra è un fatto come tanti altri in questo mondo; è enorme, ma è quello solo; accanto agli altri, che sono stati e che saranno: non vi aggiunge; non vi toglie nulla. Non cambia nulla, assolutamente nulla, nel mondo. Neanche la letteratura”. Si apriva con queste parole “Esame di coscienza di un letterato”, ritenuto il testamento spirituale di Serra, scritto tra il 20 ed il 25 marzo 1915, sul settimanale della domenica “La Voce”, fondato, a Firenze, da Giuseppe Prezzolini e Giovanni Papini, nel 1908, diretto da Giuseppe De Robertis, ritenuto tra i più importanti periodici di cultura del Novecento tricolore.
Lo scritto di Serra sarà, da ultimo, raccolto in volume dall’editore palermitano Sellerio, nel 1994. Serra avvertiva di dover aderire ad una guerra, che si presentava come novità per la sua portata globale, che, sebbene inutile in termini politici e sociali, permetterà agli individui come lui di ritrovarsi immersi nell’ umanità dei propri simili.
Serra proseguiva sottolineando la necessità di rompere la condizione di distacco tipica degli intellettuali, delineando in tal modo una generazione fallita nel suo individualismo, incapace di partecipare al flusso della vita. Allievo di Giosuè Carducci alla facoltà di Lettere dell’università di Bologna, confidente di Benedetto Croce, col filosofo di Pescasseroli intratteneva un lungo rapporto epistolare.
Serra verrà ritenuto dagli addetti ai lavori il precursore della critica stilistica nel Belpaese. Dal 1909 era stato direttore della biblioteca malatestiana di Cesena, sua città d’origine, dove era nato nel 1884. Istituzione che conserverà, nell’omonimo fondo, le carte provenienti dall’archivio privato Serra. L’esistenza di Serra verrà raccontata nel volume di Ezio Raimondi, intitolato “Un europeo di provincia: Renato Serra”, edito dal Mulino, di Bologna, nel 1993.

