6 LUGLIO

5 Luglio 2022

Oggi, ma nel 1984, usciva, a campione, nelle sale cinematografiche italiane, il film “C’era una volta in America”, del regista Sergio Leone, distribuito dalla Titanus, tratto dal romanzo “The Hoods” di Harry Gray, pubblicato nel 1952, con gli attori Robert De Niro, Elizabeth McGovern e James Woods.

In estrema sintesi era il racconto dell'ascesa del crimine organizzato negli States, dal 1920 al 1968, attraverso le vicende, personali e del mestiere criminale, di un gruppo di gangster. Anche se la data ufficiale della proiezione nei cinema del Belpaese sarebbe stata il 28 settembre di quel 1984, l'anteprima del 6 luglio destava molta curiosità. La prima in assoluto c’era stata a New York, il 17 febbraio precedente.

Le riprese, girate tra Canada, Francia, Italia e Usa, erano iniziate il 14 giugno 1982 ed erano state concluse il 22 aprile 1983. Poi il lungometraggio, della durata di 229 minuti nella versione internazionale, era stato presentato, fuori concorso, nell’edizione numero 37 del Festival del cinema di Cannes, dell’11-23 maggio 1984.

Le musiche erano di Ennio Morricone, di Roma, classe 1928, e verranno reputate dagli addetti ai lavori tra le migliori della produzione del maestro. L’unico attore italiano ad avere una parte, seppur minima, quella di Mandy, uno dei sicari, era Florestano “Mario” Brega, capitolino del 1923, presente con Leone già nei film della trilogia del dollaro: “Per un pugno di dollari”, del 1964; “Per qualche dollaro in più”, del 1965; “Il buono, il brutto, il cattivo”, del 1966.

La pellicola (nella foto, particolare, l'iconica scena con Moe, Patsy, Max e Cockeye che brindavano con Noodles alla sua scarcerazione) rientrava nella trilogia del tempo di Leone, della quale facevano parte: “C’era una volta il West”, del 1968, e “Giù la testa”, del 1971.

Candidato al Golden globe del 1985, come miglior regia e quale migliore colonna sonora, “C’era una volta in America” non vincerà, presumibilmente per questioni che verranno ritenute "politiche", ovvero inerenti i ruoli dei malavitosi di origine ebraica. Ma il film verrà considerato sia uno dei capolavori assoluti di Leone, romano del 1929, nonché tra i più belli della storia del cinema. Anche nonostante l’accoglienza iniziale tiepida, sia da parte degli spettatori e sul versante degli incassi non esorbitanti nei botteghini.