7 AGOSTO

Oggi, ma nel 1916, a Monfalcone, in provincia di Gorizia, veniva ferito a morte il capitano di complemento del regio esercito italiano, di 27 anni, comandante della seconda compagnia del 55° reggimento della brigata di fanteria “Marche”, Cesare Augusto Colombo. La sua uccisone desterà non poco scalpore e la sua figura di combattente (nella foto, particolare, in divisa da ufficiale) assurgerà a punto di riferimento nel pantheon degli eroi di quella fase della grande guerra, combattuta sul territorio di confine. Si era lanciato all’attacco, alla testa della sua compagnia per tentare di conquistare l’ultimo forte trinceramento nemico, a quota 85 di Monfalcone.
L’episodio rientrava nella sesta battaglia dell’Isonzo, dal 6 al 17 agosto, di quel 1916, che si concluderà con la presa tricolore di Gorizia agli austro-ungarici. Colombo, milanese, classe 1889, il 19 aprile 1917, verrà insignito della medaglia d’oro al valor militare alla memoria, con decreto luogotenenziale. Infatti, il 7 agosto 1916, Colombo riusciva ad avvicinarsi alla trincea nemica nonostante il fuoco di sbarramento, ma veniva ferito ad una mano e ad un ginocchio. Noncurante di ciò, invece di farsi medicare, dato il suo ruolo di “guida”, si scagliava contro l’avamposto avversario, alla baionetta, incitando i suoi sottoposti al grido di “Savoia!”, ma veniva massacrato da una raffica di mitragliatrice.
L’8 giugno precedente era scampato alla dipartita terrena, rientrando dall’Albania, nell’affondamento del piroscafo “Principe Umberto, a 15 miglia a sud-ovest di Capo Linguetta, silurato dal sommergibile SM U 5. Sciagura nella quale erano stati registrati 895 sopravvissuti e 1926 vittime, tra le quali 1764 erano soldati della “Marche”. Nella vita senza stellette Colombo era perito industriale e dipendente delle Officine Giampiero Clerici, di Milano, distaccato a Buenos Aires, in Argentina, con l’incarico di gestire la filiale in America latina. Era rimpatriato poco dopo la dichiarazione di guerra del Belpaese, del 24 maggio 1915. Il 13 maggio 1917 gli ex colleghi di lavoro delle Officine Clerici lo commemoreranno e degli atti della cerimonia, di 29 pagine, verranno pubblicati, dalla tipografia Bertieri e Vanzetti, del capoluogo lombardo, nel 1918.

