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7 aprile

7 Aprile 2026

Oggi, ma nel 1974, a Monza, in via Italia 17, Attilio Villa, orefice di 84 anni, veniva strangolato con una striscia di lenzuolo dopo essere stato tramortito con vari colpi alla testa sferrati sia con la bottiglia d’acqua “santa” di Lourdes che aveva in casa che col calcio d’un suo fucile. Moriva per emorragia cerebrale dovuta alle botte prese. Il movente era il tentativo di rapina nella gioielleria sottostante l’abitazione. Era la domenica delle palme (nella foto, particolare, la notizia riportata sul “Corriere d’informazione”, del giorno dopo, 8 aprile ’74). L’11 novembre successivo verrà arrestato il figlio, Antonio Villa, di 24, presente nella dimora nel momento dell’agguato letale al genitore.

Verrà ammanettato mentre sarà nella clinica per malattie nervose di Carate Brianza e trasferito nel penitenziario monzese. Considerato “debole di mente”, come specificherà il “Corriere della Sera” nel pezzo del 12 novembre di quel 1974 dal titolo “Arrestato per omicidio il figlio dell’orefice strangolato a Monza”, verrà inizialmente ed erroneamente ritenuto responsabile del parricidio. Messo a segno soprattutto per liberarsi dal lungo stato di soggezione. Ma anche perché, verosimilmente, sarebbe stato sorpreso dal padre in compagnia di un altro giovane in atteggiamento ritenuto “ambiguo”. Sempre stando al pezzo già menzionato del quotidiano milanese di via Solferino.

La vittima, con tanto di ramoscello d’ulivo benedetto in mano, infatti, era rientrata anzitempo dalla messa celebrata nel vicino duomo poiché il “Bar centrale”, dove era solita sostare dopo la funzione religiosa domenicale, era chiuso per lavori di ammodernamento. Il 19 ottobre 1977, Villa junior verrà assolto, con formula piena, dai giudici della seconda corte d’assise del capoluogo lombardo. E quindi scarcerato. Anche grazie all’intervento del suo legale difensore, l’avvocato Raffaele Della Valle, detto “Il Perry Mason della Brianza”. E di fatto il caso rimarrà un giallo senza un colpevole assicurato alla giustizia.