7 DICEMBRE

6 Dicembre 2022

Oggi, ma nel 1867, a Viterbo, nell’ospedale cittadino, moriva a 19 anni, da prigioniero del Papa, Pio IX, il garibaldino Aurelio Mecatti, originario di Siena, dopo essere stato colpito, nella notte tra il 24 e il 25 ottobre, al braccio sinistro, alla mano destra, all’occhio destro, dalle truppe degli zuavi pontifici.

Era stato centrato durante lo scontro, avvenuto a Monterotondo, della campagna dell’agro romano per l’annessione dello Stato papalino al regno d’Italia. La contesa era scoppiata per tentare di risolvere la “Questione romana”, come poi si era verificato con la battaglia di Mentana, del 3 novembre di quel 1867, terminata con la vittoria franco-pontificia.

Mecatti, che risultava essere la più giovane vittima dall’elenco ufficiale dei garibaldini partiti per combattere contro l’esercito del Papa re, era stato catturato dai papalini dopo essere stato abbandonato dai suoi compagni d’arme poiché malconcio. Si era unito a Barletta alla quinta compagnia della colonna comandata da Giovanni Acerbi e che aveva quartier generale a Torre Alfina. Mentre Menotti Garibaldi guidava la formazione confinante con Roma e Giovanni Nicotera era alla testa della truppa confinata nella zona di Frosinone.

Il generale Acerbi, originario di Castel Goffredo, in provincia di Mantova, classe 1825, aveva fatto parte dell’avventura garibaldina già come componente della commissione che nel mese di dicembre 1861 aveva selezionato il primo elenco dei 1.089 componenti della spedizione che erano sbarcati a Marsala l’11 maggio 1860 e che poi erano aumentati complessivamente a 50mila. La lapide posta sulla facciata dell’abitazione senese di Mecatti, in via Camollia 18, ricorderà il suo estremo sacrificio per la fase finale dell’unificazione nazionale.

Al primo tentativo di unirsi alla spedizione in giubba rossa contro lo strapotere vaticano (nella foto, particolare, l’opera intitolata “Partenza del garibaldino”, di Gerolamo Induno, tra i massimi artisti del periodo risorgimentale, olio su tela, di 59,8 x 45,3 centimetri, del 1860, custodito nelle Gallerie d’Italia di Piazza Scala a Milano dopo aver fatto parte della collezione Ingeborg Ferro Fila di Biella fino al 1989), quella del 1865, era andata a vuoto ed era stato scartato perché ritenuto troppo gracile fisicamente e quindi non adatto all’impresa capitanata dall’Eroe dei due mondi.

Fin dalla prima spedizione di Giuseppe Garibaldi aveva sognato di rendersi unitile per la causa italiana. La sciagurata vicenda militare ed umana di Mecatti, tipografo nella vita di tutti i giorni, verrà raccontata da Francesco Cellesi, direttore del settimanale “Libero pensiero” di Siena, nel volume intitolato “Mentana 1867”, edito dalle arti grafiche di Antonio Bosi, di Piacenza, nello stesso 1867, alle pagine 167-170.