7 gennaio

Oggi, ma nel 1935, a Roma, a Palazzo Venezia, nella Sala del mappamondo, il capo del governo Benito Mussolini, titolare anche del dicastero degli Affari esteri, e il ministro transalpino con delega agli Esteri Pierre Laval dell'esecutivo guidato da Fernand Bouisson, del Partito repubblicano socialista, siglavano l’accordo franco-italiano volto a creare l’importante fronte comune antitedesco. Il risultato della trattativa verrà ratificato a Parigi, dall’Assemblea nazionale di Francia, con legge del 26 marzo successivo, ma non gli verrà tributato riconoscimento ufficiale da parte del Parlamento del Belpaese. Scopo principale del trattato era, come già anticipato, l’alleanza strategica tra le due nazioni contro la Germania nazista nel contesto antecedente lo scoppio del secondo conflitto mondiale. In seconda battuta vi era l’ok da parte dei cosiddetti cugini d'oltralpe alla richiesta di “M” di maggiore sicurezza sul confine proprio dell'arco montano per poter concentrare uomini e mezzi nella nuova intrapresa africana dopo il via libera da parte del principale inquilino del Palazzo dell'Eliseo alle mire espansionistiche sul suolo etiope. Al terzo posto, nella scaletta di quanto pattuito (nella foto, particolare, il momento della firma da parte del rappresentante francese, originario di Châteldon, classe 1883, nello scatto tratto dal settimanale parigino “L’Illustration”, del 12 gennaio di quel 1935) vi era la rivendicazione da parte del Duce di ulteriori compensi coloniali, come la parte sud di Raheita nella Dancalia precisamente da Gibuti all’Eritrea; il villaggio di Aozou dal Ciad francese alla Libia italiana, rispetto a quelli previsti dalla stipula londinese del 26 aprile 1915 che aveva già assegnato all’Italia sia l’Oltregiuba che il Sahara libico. Tutta la vicenda verrà sviscerata dal giornalista Roberto Festorazzi nelle 376 pagine del volume intitolato “Laval-Mussolini l’impossibile Asse. La storia dello statista francese che volle l’intesa con l’Italia”, che sarà pubblicato dall’editore Mursia, di Milano, nel 2011

