7 MAGGIO

6 Maggio 2023

Oggi, ma nel 1972, in tutta Italia, si tenevano le prime elezioni politiche anticipate della storia repubblicana. Che andavano in scena col favoleggiare il milione di voti della galassia socialista disperso e lo scivolamento verso i neofascisti da parte della coalizione scudocrociata andreottiana per il brillante risultato dei missini. Erano le consultazioni "anomale" per il rinnovo della VI legislatura. Riguardavano sia la Camera che il Senato. Si svolgevano col sistema elettorale proporzionale classico.

Richiamavano -nei due giorni previsti, 7 e 8 maggio- alle urne il 93,26 per cento degli aventi diritto al voto nel Belpaese. Il capo dello Stato Giovanni Leone, esponente democristiano, aveva sciolto le camere, suo malgrado, prima del naturale termine della legislatura, essendo cominciata il 5 giugno 1968. Nel lasso di tempo, caratterizzato dalla contestazione sessantottina, dal transito nel periodo del riflusso, dall’avvento della strategia della tensione negli anni di piombo, si erano susseguiti i governi guidati da: Leone, il secondo; Mariano Rumor, primo, secondo e terzo; Emilio Colombo; Giulio Andreotti, il primo.

Lo spoglio delle schede confermerà il predominio della Balena bianca, col 38,66 a Montecitorio e il 38,07 a Palazzo Madama. Ossia 266 seggi su 630 da una parte e 135 su 315 dall’altra. Che nella circoscrizione Abruzzo significheranno un dato percentuale del 47,44, cioè riferibile a 304.658 preferenze, su 642.250 totali, in grado di sviluppare 4 poltrone da onorevole diccì. Il Partito comunista era il secondo piazzato, al livello nazionale, col 27,15 e il 27,60. Pari a 179 scranni camerali e a 83 senatoriali.

Determinante per il nuovo assetto non propriamente di centrosinistra era stato lo scollamento dei socialisti. Questi ultimi, davanti allo spauracchio di un nuovo "autunno caldo" caratterizzato da lotte sindacali, ma anche dall’estenuante campagna sul divorzio, avendo anzitempo abbandonato il governo Colombo, avevano di fatto decretato le consultazioni anticipate, per l’instabilità politica e dopo la mancata fiducia dell’esecutivo proposto dal futuro Divo. Era la prima tornata senza la presenza ufficiale dei monarchici, poiché il Partito democratico italiano di unità monarchica, di Alfredo Covelli, non si presentava, ma appoggiava il Movimento sociale italiano, di Giorgio Almirante, con la formula post Salò di "Destra nazionale", che in questo confronto con gli elettori raggiungeva il suo massimo storico (nella foto, particolare, la notizia della “vittoria” elettorale destrorsa riportata, in prima pagina, sul quotidiano del Msi “Il secolo d’Italia”, delll’11 maggio 1972): 8,67 alla Camera e 9,19 al Senato. Equivalenti a 56 deputati e 26 senatori.

Il secondo esecutivo presieduto da Andreotti inizierà il 26 giugno successivo e resisterà fino al 7 luglio 1973. Vedrà Remo Gaspari da Gissi, notabile della corrente dorotea, ministro della Sanità e il rivale Lorenzo Natali, aquilano d’adozione, fanfaniano di peso, al dicastero dell’Agricoltura e foreste.