8 gennaio

Oggi, ma nel 1991, a Sinnai, in provincia di Cagliari, in Sardegna, fuori dall’ovile Cuile is Coccus, posto sotto le antenne di Serpeddì, alle 18.30, venivano assassinati, a colpi di fucile caricato a pallettoni, i pastori Gesuino Fadda, di 56 anni, titolare dell’allevamento, il figlio Giuseppe, di 24, Ignazio Pusceddu, di 56, loro aiutante. Luigi Pinna, di 29, genero di Gesuino, invece, rimaneva solo sfigurato e riusciva a cavarsela fingendosi morto. Quella che mediaticamente diverrà “la strage di Sinnai” destava enorme clamore, non solo nell’isola, ma in tutto il Belpaese fin dall’esecuzione. Un’azione di stampo militare che lasciava presagire di avere a che fare con un sicario professionista, presumibilmente giunto da fuori il comprensorio, che non lasciava bossoli per terra né impronte. Anche se commetteva l’errore di non finire Pinna. Che diverrà l’unico testimone della mattanza. E la vicenda sarà destinata ad assumere sviluppi più da giallo che da semplice fatto di sangue. E soprattutto ad avere un iter giudiziario tortuoso, L’8 novembre successivo verrà condannato, all’ergastolo, dalla Corte d’assise cagliaritana, Beniamino Zuncheddu, capraro di Burcei, di 26 anni, che utilizzava il limitrofo ovile di Masone Scusa. Aveva avuto dissidi con Gesuino Fadda e la sua famiglia per questioni legate ai pascoli e allo stazzo: continuerà a dichiararsi innocente. La sua supposta colpevolezza verrà appurata solo in base al parere di Pinna, influenzato da una foto mostratagli dal poliziotto Mario Uda in Questura. Zuncheddu verrà rilasciato 33 anni dopo, il 25 novembre 2023. Il 26 gennaio 2024 sarà definitivamente assolto, per non aver commesso il fatto (nella foto, particolare, i rilievi degli esponenti dell’Arma con a terra il cadavere di Gesuino Fadda, originario di Busachi, ma residente a Maracalagonis, nello scatto tratto dall’archivio del quotidiano “L’Unione sarda”, e ripubblicato il 20 settembre 2024). La libertà arriverà dopo il nuovo confronto faccia a faccia con Uda, il 12 dicembre 2023, e il giudizio di revisione nella Corte d’appello di Roma. Sarà la detenzione tricolore di un innocente, per errore giudiziario, più lunga di tutti i tempi. Trascorsa prevalentemente nei penitenziari sardi di Badu ‘e Carros, in quel di Nuoro, di Uta e di Buoncammino, nel cagliaritano. Nonostante i casi, ugualmente clamorosi, di Melchiorre Contena, della durata di 29, di Giuseppe Gulotta, di 22, di Angelo Massaro, di 21, di Pietro Melis, di 18.