8 GIUGNO

7 Giugno 2022

Oggi, ma nel 1916, a 15 miglia a sud ovest di Capo Linguetta, nella baia di Valona, in Albania, durante la tratta di trasferimento dei soldati verso la base navale di Taranto, il piroscafo italiano “Principe Umberto”, al comando di Giuseppe Sartorio, veniva silurato dal sommergibile austro-ungarico U-5, comandato dal tenente di vascello Friedrich Schlosser. Affondava nell’Adriatico in 7 minuti e morivano 1926 persone.

I cadaveri verranno in parte accolti nel Sacrario dei caduti d’Oltremare di Bari, aperto il 10 dicembre 1967, dopo la prima sistemazione nel camposanto allestito sulla strada da Valona verso Kanina, chiamato non a caso "cimitero del 55° reggimento". Sopravvivevano 895 militari dei 2821 trasportati, che venivano presi a bordo della nave ospedale Albaro.

Quella dell'8 giugno 1916 rimarrà la più grave catastrofe navale della grande guerra in termini di perdite umane. Tra i morti (nella foto, particolare, l’affondamento celebrato in una cartolina austriaca) vi erano anche 521 soldati trevigiani, componenti proprio il già menzionato 55° reggimento fanteria, brigata Marche, di stanza a Treviso, guidato dal colonnello Ernesto Piano.

Erano valorosi che avevano preso parte all'epico salvataggio dell’esercito serbo, con esodo di 200mila uomini e 10mila cavalli, verificatosi dal dicembre 1915 al febbraio 1916. Operazione, articolata in 584 crociere, che era stata coordinata dal contrammiraglio Luigi Amedeo di Savoia Aosta, duca degli Abruzzi, in qualità di capo delle forze navali riunite.

L’altra parte del 55° reggimento fanteria, quella che scampava l'appuntamento con la morte, era stata destinata a rinforzare il fronte sull’Isonzo ed era a bordo del piroscafo “Ravenna”, che seguiva in convoglio il “Principe Umberto”, che a sua volta era scortato da altri due piroscafi di dimensioni minori, “Jonio” ed "Espero”.

La nave colata a picco era stata costruita nel cantiere di Palermo ed era stata varata il 31 marzo 1908. Inizialmente appartenente alla compagnia Navigazione generale italiana, era poi stata requisita per ragioni belliche dal regio Esercito.

Tutta la vicenda della triste fine del "Principe Umberto" e del suo carico umano verrà raccontata da Enzo Raffaelli nel saggio “La tragedia censurata. Albania, 8 giugno 1916. Il siluramento del Principe Umberto”, edito da Gaspari, di Udine, nel 2016.