8 NOVEMBRE

7 Novembre 2022

Oggi, ma nel 1991, in tutta Italia, usciva, per l’etichetta discografica EMI italiana, l’album “Come un cammello in una grondaia”, il 16° inciso in studio, del cantautore di Ionia, in quel di Catania, Franco Battiato, classe 1945.

La raccolta era trainata dal brano “Povera patria”, che sarà una rivelazione per il suo duro risvolto politico di accusa nei confronti della discutibile classe dirigente del Belpaese. Pezzo che, il 16 aprile 1993, al Teatro Ariston di Sanremo, riceverà la Targa Tenco 1992 quale miglior canzone dell’anno, secondo la giuria del Club intitolato, dal 1984, alla memoria di Luigi Tenco, scomparso il 27 gennaio 1967, in circostanze che non verranno mai chiarite del tutto, proprio nella Città dei fiori.

“Come un cammello in una grondaia” venderà complessivamente 250mila copie. Raggiungerà solo la decima posizione in classifica stagionale e la numero 34 in quella annuale 1991 che verrà chiusa, il 31 dicembre, con in testa "Benvenuti in Paradiso", di Antonello Venditti. Nell’album di Battiato vi era anche la partecipazione di Giusto Pio per gli arrangiamenti.

Anche “Le sacre sinfonie del tempo” e “l’ombra della luce”, che si accostavano alla musica sacra, risulteranno tracce dell'album molto apprezzate, benché meno popolari e più spirituali. Il testo di "Povera patria", scritto da Battiato (nella foto, particolare, in una elaborazione fotografica), segnava la presa di coscienza politica da parte di un artista che per i più appariva distaccato dall’attualità.

«Se ho scritto Povera Patria è perché sono coinvolto. Ogni sera guardare il telegiornale è una sofferenza, a meno che non si resti indifferenti a questo passare, che so, da Riccardo Muti ai morti ammazzati. Quella che una volta poteva essere una caratteristica simpatica del popolo italiano, oggi diventa infame; quando ancora non c'era questa barbarie, l'italiano che pensa a se stesso era in fondo un individualista, e va bene. Oggi è insopportabile. Basta col tirare a campare: si richiede un intervento al cittadino di solidarietà civile, non si può più restare indifferenti», rivelava l’autore, che morirà il 18 maggio 2021, a Milo, nell’intervista intitolata “E io canto la povera patria”, rilasciata all'Unità del 7 novembre di quel 1991. “Povera patria” diverrà, secondo i critici musicali, un indelebile manifesto, benché citato ed abusato, sicuramente destinato a durare.

Con parole che, per chi le abbia vergate, erano e saranno da tenere a mente come monito: «Povera patria/Schiacciata dagli abusi del potere/Di gente infame, che non sa cos’è il pudore/Si credono potenti e gli va bene quello che fanno/E tutto gli appartiene/Tra i governanti/Quanti perfetti e inutili buffoni/Questo paese devastato dal dolore/Ma non vi danno un po’ di dispiacere/Quei corpi in terra senza più calore?/Non cambierà, non cambierà/No cambierà, forse cambierà/Ma come scusare/Le iene negli stadi e quelle dei giornali?/Nel fango affonda lo stivale dei maiali/Me ne vergogno un poco e mi fa male/Vedere un uomo come un animale/Non cambierà, non cambierà/Sì che cambierà, vedrai che cambierà/Si può sperare/Che il mondo torni a quote più normali/Che possa contemplare il cielo e i fiori/Che non si parli più di dittature/Se avremo ancora un po’ da vivere/La primavera intanto tarda ad arrivare».