8 NOVEMBRE

7 Novembre 2023

Oggi, ma nel 1941, a Brindisi, per cinque ore, i bimotori inglesi Wellington della 104ª squadra della Royal Air Force, provenienti da Malta, scaricavano bombe sulla città tentando di smantellare le fortificazioni del porto dalle quali partivano i convogli navali diretti a Tripoli e a Bengasi, in Libia. Invece nel castello Svevo, sede del comando Marina, veniva centrato dagli ordigni l’agglomerato di case di via Cittadella. Al posto della stazione ferroviaria, considerata altro obiettivo sensibile, veniva abbattuto il Palazzo della Gioventù italiana del Littorio (nella foto, particolare, i resti dell’edificio “Gil”, futuro hotel Jolly, nella visuale da via Indipendenza, dalla fototeca Briamo, nella Biblioteca arcivescovile Annibale De Leo). Veniva centrata anche la chiesa dell’Annunziata.

In via Porta Lecce veniva sterminata la famiglia Martinelli, composta da 7 persone, che rimaneva sotto le macerie e la notizia destava particolare dolore.  Complessivamente le vittime erano 96, nonostante il ricorso da parte della popolazione, di 4 rifugi sotterranei. La contraerea militare riusciva, in quel contesto della seconda guerra mondiale, ad abbattere un paio di velivoli alleati. La pioggia di ordigni dal cielo si ripeterà nella notte tra il 20 e il 21 novembre successivi, nella zona Nafta, non lontano dalla Dogana, che causerà un vasto incendio a lambire il deposto carburanti. In quell’occasione i caduti saranno 8.

Altra incursione dall’alto avverrà il 16 dicembre, in serata, e verranno abbattuti: il Duomo ed in particolare il campanile, l’ospedale civile e altre abitazioni private. Tutta la vicenda verrà raccontata nel volume scritto da Giuseppe Teodoro Andriani, intitolato “Brindisi da capoluogo di provincia a capitale del Regno del sud”, che sarà pubblicato da Grafica Aprile, di Ostuni, sempre in quel di Brindisi, nel 2000.