8 Ottobre

Oggi, ma nel 1634, a Sondrio, Domenica Volarda di Torre Santa Maria moriva in seguito alle torture prima di poter essere arsa viva sul rogo di piazza San Rocco con l'accusa di essere una strega (nella foto particolare della rappresentazione di quell'evento). Il processo sommario era stato istruito dall'inquisitore frate Geronimo Fulgenzio Rangone coadiuvato da frate Modesto Scrofeo. La presunta fattucchiera era stata tenuta reclusa nella cosiddetta prigione delle streghe: una buca cieca nel palazzo pretorio di Sondrio. Tre altre donne della Valtellina, ritenute complici della Volarda nelle riunioni segrete e sacrileghe di Val Codera, avranno fine peggiore. Maria Salvadora dei Mossini si ucciderà dissanguandosi con un coltello mentre era reclusa. Margherita di Albosaggia perirà durante il parto in cella. Maria Giovanna di Piateda, con le braccia e le gambe spezzate dalle sevizie, verrà decapitata dal boia Cristoforo Neff e infine il suo cadavere sarà bruciato. Nel 1639 l'inquisizione in quella zona, crocevia dei commerci tra l'Italia e l'Europa continentale, ma anche di violenti e annosi scontri tra cattolici e protestanti (basti ricordare la mattanza di protestanti da parte dell'esercito del Papa conosciuta come Sacro macello nel luglio 1620), passerà dalla competenza della Chiesa a quella dello Stato, ma la caccia alle streghe proseguirà senza grandi mutamenti.
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