8 OTTOBRE

7 Ottobre 2022

Oggi, ma nel 1966, a Viadana, in provincia di Mantova, si apriva la prima grande celebrazione, organizzata dall’amministrazione municipale, nel quarto centenario della nascita, di onoranze al musicista Lodovico Grossi, originario proprio di Viadana, classe 1564, monaco francescano col nome di Lodovico da Viadana, ritenuto tra i compositori italiani più apprezzati del suo tempo, l’ultimo Rinascimento di transito verso il Barocco, sviluppatore del metodo detto basso continuo. Anche se la sua fama era stata oscurata -ingiustamente, stando al giudizio degli addetti ai lavori- da quella del cremonese Claudio Monteverdi, suo contemporaneo, reputato il prosecutore dello stilismo avviato dal “principe dei musici” Carlo Gesualdo da Venosa, vissuto sempre negli stessi anni. Ma anche a Mantova, l’8 ottobre 1966, nella chiesa di Santa Maria del castello, si teneva il concerto di strumenti antichi e voci in memoria di Lodovico Grossi. E nella mantovana chiesa di San Rocco, Grossi veniva ricordato dal discorso commemorativo di Federico Mompellio.

La tecnica del basso continuo, che sarà utilizzata fino al termine del XVIII secolo, ed era costituita da una particolare annotazione su pentagramma e dalla esecuzione mediante in tonalità grave. Come organo, arciliuto, tiorba, clavicembalo, viola da gamba, arpa, violoncello, trombone, fagotto, contrabbasso. Era stata studiata ed utilizzata con funzione di sostegno armonico o di sostituzione delle voci. La prima opera di Grossi in riguardo era stata “Cento concerti per il basso continuo” (nella foto, particolare del frontespizio posto accanto al ritratto ufficiale dell’autore come concesso dall’Ordine dei frati minori osservanti), edita a Venezia nel 1602. Aveva segnato l'esordio assoluto dello stile concertato sul basso continuo. Le sue composizioni erano prevalentemente di musica sacra: magnificat, messe, mottetti, lamentazioni, salmi.

Ma si era cimentato con profitto anche nella musica profana. Comunque il suo stile aveva influenzato la produzione non solo nel Belpaese, ma anche in Germania ed in Francia. E nello specifico aveva permeato l’arte di autori tedeschi di pregio quali Michael Praetorius, Johann Hermann Schein ed Heinrich Schütz. Tutta la vicenda umana, spirituale, religiosa e artistica di Lodovico da Viadana, morto a Gualtieri, in quel di Reggio Emilia, il 2 maggio 1627, verrà raccontata proprio dal già menzionato Mompellio, nel saggio intitolato “Lodovico da Viadana, musicista tra due secoli”, che verrà pubblicato dall’editore Leo Olschki, di Firenze, nel 1967.