8 OTTOBRE

Oggi, ma nel 1871, a Noale, in provincia di Venezia, veniva inaugurato, in piazza Castello, il monumento, con statua in marmo su basamento in pietra dello scultore padovano Rinaldo Rinaldi, alla memoria di Pietro Fortunato Calvi, combattente e patriota impiccato, il 4 luglio 1855, a Mantova, dagli austriaci, come ultimo degli “11 martiri di Belfiore”. Calvi (nella foto, particolare, nel manufatto di Rinaldi), nato a Briana, frazione di Noale, nel 1817, proprio per essere stato giustiziato da militari asburgici, nella III guerra d’indipendenza italiana, era entrato a far parte degli eroi risorgimentali del Belpaese.
Più che tradire la Patria, aveva offerto il cadavere, in quella che verrà ritenuta una delle più emblematiche pagine di ingiustizia ne confronti del sentimento tricolore da parte degli occupanti per conto del governo di Vienna. Per questo motivo statue e manifestazioni di onore sorgeranno anche in altre città italiane: Pieve di Cadore, Mantova, Genova, Padova, Torino, Milano, Treviso, Conegliano Veneto, Lorenzago di Cadore, Sappada. Mentre le ceneri saranno custodite sotto i portici di Palazzo della Loggia, sempre a Noale. Inizialmente, infatti, il corpo senza vita di Calvi era stato seppellito, a Mantova, ai piedi della forca, sotto gli spalti di San Giorgio.
Le ossa erano state esumate, nel 1867, e trasportate a Noale. Verranno deposte nella cripta sotto il loggiato del municipio, il 23 settembre 1905. L’inaugurazione del luogo di culto civile avverrà il lunedì successivo, 25 settembre, con la commemorazione tenuta dall’avvocato Battista Pellegrini. Le ossa di Calvi avevano subito non poche peripezie, ma altre ne patiranno poiché verranno spostate e messe in salvo, provvidenzialmente dal sindaco di Noale, Carlo Prandstraller, con il sostegno ed il permesso dell’ammiraglio Luigi Cito Filomarino, comandante della piazza marittima veneziana e per conto della regia Marina militare italiana.
Le sacre reliquie verranno segretamente spostate a Quistello, nel mantovano, celate in una cassa di armamenti, per evitare che potessero cadere, come feticcio, nelle mani degli austroungarici, dopo la sconfitta di Caporetto, da parte del regio Esercito italiano, dal 24 ottobre al 12 novembre 1917, nel contesto del primo conflitto mondiale.

