9 febbraio

Oggi, ma nel 1986, a Parma, in via Adeodato Turchi, veniva assassinato il facoltoso rappresentante di tubi metallici Carlo Mazza, di 51 anni, con due colpi di pistola Browning “da borsetta” calibro 6.35 alla testa, nella sua Renault parcheggiata sotto casa dei genitori del malcapitato. La vittima, ritenuta dai conoscenti una sorta di playboy amante delle frequentazioni femminili e dei night, era figlio di un industriale che aveva poi venduto l’azienda. Era da sei anni separato dalla moglie Loredana Rossi – ex Miss Emilia 1966, a 19 anni, nell’ambito della selezione regionale per il concorso nazionale di Miss Italia a Salsomaggiore Terme il 4 settembre di quell’anno – dalla quale quindici anni addietro aveva avuto il figlio Michele.
Mazza aveva stipulato una polizza assicurativa da un miliardo di lire di premio finale in caso di morte in favore della ex “mannequin” del locale notturno modenese “Schelling”, la polacca naturalizzata tedesca Katharina Miroslawa di 23 anni. Che verrà fermata poco dopo l’omicidio all’aeroporto di Linate e che in Germania risulterà ancora formalmente sposata col ballerino Witold Kielbasinski -anche lui germanico d’origine polacca, di 35 anni- e madre di un figlio. Dai quali, a Monaco di Baviera, era stata l’ultima volta il 3 febbraio precedente. Ma era rientrata a Parma perché aveva in programma il viaggio alle isole Mauritius proprio con Mazza. Poi il fatto di sangue aveva scompaginato il proposito vacanziero.
Quello che i giornali definivano il “giallo di carnevale” destava enorme clamore mediatico non solo a Parma -che già aveva conosciuto il caso della modella Tamara Baroni, che, a 23anni, era stata sbattuta, ingiustamente, per 47 giorni in cella con l’accusa d’essere stata, il 23 gennaio 1970, la mandante del tentato assassinio di Maria Stefania Balduino Serra, moglie di 37 anni dell’imprenditore Pierluigi Bormioli, di 41, del quale lei era amante- ma in tutto il Belpaese.
Alla fine, dopo un lungo e tortuoso iter processuale, il 30 giugno 1992, a Bologna, la conturbante Katharina (nella foto, particolare, evidenziata in rosso nell’immagine di corredo all’articolo pubblicato sul quotidiano torinese “La Stampa” il 19 febbraio di quel 1986) ed il fratello Zbignew Miroslawa, alias “Zibì”, verranno condannati a 21 anni e 6 mesi e Witold a 24. Ma, mentre il fratello sarà già dietro le sbarre, lei e il marito saranno latitanti. Witold verrà catturato in Germania e la notizia sarà ufficializzata il 14 gennaio ’92. Lei sarà acciuffata a Vienna il 3 febbraio 2000.
