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9 gennaio

9 Gennaio 2026

Oggi, ma nel 1955, ad Ancona, al cinema Metropolitan, alle 19, durante la proiezione del film “Pane amore e gelosia”, del regista Luigi Comencini, il maresciallo della Guardia di finanza Michele Cannarozzo, di 51 anni, originario di Enna, in servizio al magazzino della sezione marittima, dopo aver pagato il biglietto ed essere entrato nella sala metteva in atto la strage, lanciando due delle sei granate SRCM modello 35 che aveva, per ritorsione contro la mancata assegnazione dell’alloggio popolare a riscatto di via Filippo Corridoni da lui scelto. Come riportato nel suo memoriale. Nell’attentato venivano decapitate due giovani donne: Luisina Busilacchi Bartozzi ed Elda Politi Pierangeli (nella foto, particolare, la notizia riportata sul quotidiano torinese “Stampa sera”, dell’11 gennaio 1955, a firma di Delio Mariotti).

All’interno del locale verranno registrati 38 feriti. In particolare Guido Angeloni veniva centrato all’addome da uno dei proiettili esplosi da Cannarozzo contro la folla assiepata nel cinematografo con l’arma d’ordinanza. E Danilo Talevi, per analogo motivo, perderà l’occhio sinistro. L’episodio destava enorme clamore mediatico. La "Domenica del Corriere", popolare supplemento settimanale illustrato del giornale meneghino di via Solferino, gli dedicherà la copertina a colori, disegnata da Walter Molino, del numero 4 di quel ’55. Il cadavere del sottufficiale siciliano verrà rinvenuto, il giorno successivo, il 12 gennaio, a Portogruaro, in provincia di Venezia, sulla riva del fiume Reghena, maggior tributario del Lemene. Cannarozzo verrà scoperto dopo essersi suicidato, con la pistola Beretta calibro 9 da 5 colpi, che verrà poi ritrovata in acqua, sparandosi al cuore, alle 2 di notte, a bordo di una barca ormeggiata nel canneto.

Il bombarolo sarebbe voluto fuggire in Oriente, oppure far ritorno a Messina, ma poi il senso di colpa per la mattanza messa a segno lo aveva fatto desistere e optare per la soppressione. Primo di cinque figli residenti a Messina, era stato tra i malcapitati che avevano perso la casa avita nel terremoto del 28 dicembre 1909 da 120mila vittime. Era entrato tra i finanzieri ventenne e aveva conseguito da militare il diploma d’avviamento di tipo industriale necessario per partecipare al concorso da effettivo delle Fiamme gialle. Più volte aveva minacciato le autorità locali di Ancona di dar seguito ad uno sproposito se non avesse ottenuto l’appartamento dell’edilizia statale. Lasciava la moglie Maria Sorani, detta “Gianna”, anconetana, sposata nella cittadina marchigiana il 19 agosto 1939, i figli Paola, di 14 - che per ironia della sorte sarà compagna di scuola del figlio della Bartozzi - e Roberto, di 12.