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Oggi, ma nel 1913, sulla vetta del monte Musinè, a 1150 metri di altezza sul livello del mare, tra il territorio dei comuni di Caselette, Almese, Val della Torre, in provincia di Torino, Giovanni Ferraris, di 19 anni, alle 12, insieme ad altri cinque appassionati di sentieri, ovvero Carillo Biancardi, Carlo Alberto Raviola, Edoardo Tegani, Mario Trabbia, Giulio Verrone, fondava l’Uget, acronimo di Unione giovani escursionisti torinesi. Verrone verrà poi elevato alla carica di presidente, nella prima assemblea sociale che si terrà nella saletta da the del Caffè delle Alpi.
Nasceva così, dopo l’ascensione, durata otto ore, della montagna più vicina al capoluogo piemontese, partita da piazza dello Statuto, alle 4 del mattino, l’organizzazione giovanile di appassionati di alpinismo della città sabauda, aderente, dall’8 ottobre 1931, alla sezione torinese del Club alpino italiano. Quest’ultima era sorta, il 23 ottobre 1863, per iniziativa di Quintino Sella, ministro delle Finanze del regno d’Italia, dal 3 marzo all’8 dicembre 1862, durante il governo presieduto da Urbano Rattazzi, dal 27 settembre 1864 al 13 dicembre 1865, con il governo guidato da Alfonso La Marmora, dal 14 dicembre 1869 al 10 luglio 1873, nel governo capeggiato da Giovanni Lanza.
L’Uget, nonostante lo scoppio della grande guerra, il 24 maggio 1915, contribuirà notevolmente ad implementare l’amore per le gite sulle alture del Belpaese. Il 15 luglio 1923, si aggiungerà la sezione Uget della Valpellice e a settembre dello stesso anno, per celebrare il decennale, verrà inaugurato, alle Grange di Valle Stretta, a ridosso di Bardonecchia, il primo rifugio, che poi diverrà il ricovero “I Re Magi”, in territorio francese, e sarà gestito da privati.

