Chi cerca santi lasci perdere Caravaggio

16 Ottobre 2017

Alle mostre d'arte, ormai, andiamo con la stessa compunzione con la quale i nostri padri e nonni entravano in un santuario. La pittura e la scultura incutono oggi la riverenza un tempo destinata al culto dei santi. Se ne accorge facilmente chi, in questi giorni, visiti la grande mostra di dipinti di Caravaggio ospitata a Palazzo Reale a Milano. Nel buio violato solo da pochi fasci di luce che riecheggiano quelli dell'arte del pittore lombardo, i visitatori si incantano davanti ai quadri dove prostitute impersonano madonne e maddalene, marchettari danno i volti a giovanni battisti e angeli. E' un singolare contrasto fra l'asettico mondo di chi guarda le opere e il tumultuoso e violento universo umano che Caravaggio vi traspone. Viene da pensare che nessuno di questi visitatori di cinque secoli dopo vorrebbe mai avere a che fare con il pittore che visse fra bettole, accoltellamenti e rocambolesche fughe dai ceppi. Nè lo stesso Caravaggio si mischierebbe mai a queste educate folle che ne riveriscono l'arte fingendo che essa non nasca dal sangue e dal sudore di una vita violenta. Se Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio, mettesse piedi oggi a Palazzo Reale, non è escluso che penserebbe a come borseggiare i suoi postumi adoratori. E filarsene via in tutta fretta con i loro portafogli.

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