Non chiamiamoli eroi, sono "solo" persone perbene

Ci siamo quasi, forse finalmente ci liberano. Forse non del tutto, ma tra pochissimo, forse, potremo mettere un piede fuori, sullo zerbino, in attesa di poter fare un composto scatto verso la semi-libertà. E mentre restiamo qui, ancora sospesi tra la vita da reclusi e la vita normale, possiamo ripensare a cosa abbiamo imparato nel tempo del coronavirus.

Una cosa che abbiamo imparato è che le persone di cui abbiamo veramente bisogno sono, a volte, quelle il cui lavoro siamo disposti a pagare meno: quelli che ci curano, ci assistono, ci proteggono, ci sfamano, ci consegnano le cose che ci servono, tengono puliti e disinfettati i nostri spazi. Quelli che ogni giorno, normalmente, escono per andare al lavoro. Qualcuno dice che sono eroi, ma io preferisco pensare a loro come “brave persone”, persone che fanno quello che va fatto. Persone perbene: è tanto più che essere eroi. L’eroe dura un giorno soltanto, le brave persone per sempre.

Non chiamiamoli eroi, relegando il loro operato a una dimensione sovrannaturale, quindi eccezionale, non normale, mitica. Sono sempre loro, in tutta la loro umanità: sono i nostri vicini, amici, fratelli e sorelle. Sono quelli che incrociamo per strada. Oggi come ieri. Come domani.

Bertolt Brecht scriveva: “Sventurata la terra che ha bisogno di eroi”. Meglio, molto meglio, non avere bisogno di eroi perché, invece, ci sono le persone perbene. Persone che fanno il loro lavoro, con coscienza e dedizione. Persone che pagano le tasse perché sanno che quei soldi servono, tra le altre cose, a far funzionare bene il Paese.
Persone competenti, che studiano, che si impegnano, che fanno. Che meritano il ruolo che coprono. Ricordiamolo quando tutto sarà finito. Ricordiamoci di queste persone normali in una situazione eccezionale. Sono la parte buona della nostra società. E allora cerchiamo tutti, d’ora in poi, di fare la nostra parte. Per farne parte.
©RIPRODUZIONE RISERVATA