Pescara, in via Lago di Posta l’addio a Claudio Di Risio: «Preghiamo per lui»

Le parole di don Max sull’ex componente della banda Battestini. E sui social il ricordo dell’evasione
PESCARA. «Preghiamo perché il Signore gli apra le porte del Paradiso». Con queste parole don Massimiliano De Luca ha celebrato ieri mattina, nella chiesa di Rancitelli, i funerali di Claudio Di Risio, 64 anni, ex volto della banda Battestini che negli anni ’70 mise ferro e fuoco la città, dominando le cronache locali e nazionali con quella famosa fuga dal carcere di San Donato nel 1985.
Nella chiesa dei Santi Angeli Custodi c’erano i familiari, gli amici e i compagni di un passato vissuto ai margini della legge. Tra i messaggi d’addio, anche parole che richiamano quella vita: «Continua a fare i casini di là, a presto», scrive un amico. «Ora puoi finalmente riposare in pace», aggiunge un altro. Da tempo Di Risio era gravemente malato e stava scontando gli ultimi anni della sua pena agli arresti domiciliari.
Più di metà della sua vita l’ha trascorsa nelle carceri italiane. Ma durante l’omelia don Max, parroco da sempre impegnato contro criminalità e degrado, ha scelto di guardare oltre il passato giudiziario. «Gesù non ci dice soltanto che dobbiamo morire. Ci dice: ricordati che devi risorgere. C'è una risurrezione che ti aspetta, c'è un Paradiso dove c'è un posto anche per te», ha detto ai presenti. Richiamando il Vangelo, il sacerdote ha aggiunto: «Ti ringrazio, Padre, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli. Ho capito che piccoli non si nasce, ma si diventa».
A salutare a distanza Di Risio anche il suo storico amico Massimo Ballone, simbolo della malavita abruzzese, che sui social (gestiti dalla figlia) ha pubblicato un estratto del documentario del pescarese Massino D’Anolfi dedicato alla celebre evasione. Nel video è lo stesso Di Risio a raccontare: «Dentro quel fosso ci dovrebbe essere ancora il mazzo di chiavi del carcere. Se vogliono recuperarlo, sanno dove si trova».
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