È scontro sull’amicizia di Paolini con Fiore

22 Luglio 2023

Lanciano. Il sindaco a un convegno con il leader di Forza Nuova, la vicenda in consiglio comunale

LANCIANO. «Nella mia vita gli amici li ho scelti sempre da solo, difficilmente qualcuno può impormi qualcosa sulle amicizie e sulle scelte politiche. Roberto lo conosco da 30 anni, essere amici non significa condividere le idee e il modo di fare». Il sindaco Filippo Paolini ha risposto così all'intervento del consigliere di “Lanciano X tutti”, Leo Marongiu che ha chiesto al primo cittadino di evitare di legittimare, con la propria presenza «persone politicamente inquietanti». Roberto è Roberto Fiore, leader di Forza Nuova, condannato, anche in Corte d'appello, per l'assalto alla sede della Cgil il 9 ottobre del 2021 durante la manifestazione "no green pass". Paolini era stato invitato nei giorni scorsi a un convegno sulla proprietà della moneta tra i cui relatori c’era anche Fiore.
«Lanciano è medaglia d'oro al valor militare», ha sottolineato Marongiu, «chiedo che come sindaco si eviti di legittimare persone appartenenti a movimenti di estrema destra». Sulla questione interviene anche il coordinatore di Sinistra Italiana, Michele Marino. «A Chieti, Forza Italia chiede le dimissioni del presidente del consiglio del Pd, indagato a Francavilla come direttore dei lavori. A Chieti per Forza Italia basta essere indagato per disonorare la carica istituzionale», scrive Marino. «A Lanciano, in consiglio comunale, non al bar, il sindaco Paolini difende la sua amicizia con Roberto Fiore, uno che nel 1978 ha fondato “Terza posizione”, movimento neofascista sciolto nel 1982, e che nel 1985 è stato condannato per banda armata e associazione sovversiva. Ci siamo abituati a dare per scontato che si è o meno garantisti (fino a sentenza di terzo grado) a seconda che sia coinvolto un politico del proprio schieramento o degli avversari. Le dichiarazioni di Paolini vanno oltre: si può frequentare anche un pregiudicato, per gravi reati contro lo Stato, se si è amici. L'amicizia azzera ogni ruolo istituzionale, assolve da ogni responsabilità pubblica. “Siamo amici” basta a chiudere la discussione. Da che si desume che anche chi è amico di Matteo Messina Denaro può dire in pubblico che lo frequentava “perché amico” senza vergognarsene. Una simile dichiarazione in Francia o Germania», conclude, «avrebbe provocato le dimissioni del sindaco, che proprio per questo mai le avrebbe pronunciate in sede istituzionale. Ma siamo in Italia, il paese del “volesome bene”». (d.d.l.)
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