A Chieti due poliziotti infedeli tramavano per far rimuovere il questore

Gli indagati volevano rivolgersi a un ex prefetto di primissimo livello e a una funzionaria in pensione. E parlavano già del possibile successore. Diffamazioni continue per chi non faceva parte della cricca
CHIETI
Tramavano per far rimuovere il questore. Due dei cinque poliziotti infedeli della squadra volante di Chieti, ora indagati, discutevano al telefono sulla strategia da adottare per fare in modo che Leonida Marseglia venisse mandato via. È quanto emerso nel corso dell’inchiesta, coordinata dal pubblico ministero Giancarlo Ciani, che ha alzato il velo sul modus operandi illegittimo portato avanti dagli agenti finiti sotto accusa, a vario titolo, per una sfilza di reati: peculato, rivelazione di segreti d’ufficio, falso ideologico in atto pubblico, truffa ai danni dello Stato, trattamento illecito di dati, perquisizione e ispezione personali arbitrarie, detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, omissione di atti d’ufficio, frode in processo penale e depistaggio.
IL CONTESTO
Sono undici i capi di imputazione contestati dopo che la procura della Repubblica di Chieti, guidata da Giampiero Di Florio, ha delegato le indagini alla stessa polizia di Stato, segno della «massima fiducia» rimasta immutata nei confronti dell’istituzione. Dell’inchiesta si è dunque occupata la squadra mobile, diretta dal commissario capo Francesco D’Antonio, con la collaborazione dei carabinieri del reparto operativo, al comando del tenente colonnello Antonio Di Mauro.
L’INTERCETTAZIONE
L’accusa ritiene che una conversazione intercettata dagli investigatori, quella in cui gli indagati brigavano contro il numero uno della questura teatina, sia una dimostrazione piuttosto significativa dei metodi al di sopra della legge adottati dagli agenti indagati a piede libero. Più nel dettaglio: al telefono ci sono il principale inquisito e un suo superiore. È quest’ultimo a chiedere se si possa parlare con qualcuno per arrivare alla rimozione del questore.
LA STRATEGIA
L’interlocutore suggerisce di interessare della cosa una funzionaria della polizia di Stato andata da poco in pensione. Ma il secondo poliziotto punta ancora più in alto: per lui va contattato un ex prefetto che ha ricoperto ruoli di primissimo piano nel Dipartimento della pubblica sicurezza del ministero dell’Interno. E non finisce qui, perché i due poliziotti iniziano persino a parlare dei possibili successori, indicando addirittura il profilo di un dirigente, appena promosso, che farebbe al caso loro.
COLLEGHI SVILITI
Non solo il piano per mandare via il questore: il principale indagato avrebbe anche svilito e offeso altri colleghi, costruendo ad arte false rappresentazioni della realtà. Una diffamazione costante che, sostiene l’accusa, vedeva vittima chi non faceva parte della “cricca”.
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