sanità

A Chieti la radioterapia è da 8 giorni senza tac. Il primario: «Grande sofferenza»

25 Giugno 2026

Il macchinario per preparare i pazienti oncologici alle cure è rotto e non si trova un pezzo di ricambio.

Dal Pronto soccorso la soluzione temporanea. Genovesi: «Priorità ai casi più gravi, è un’emergenza»

 CHIETI

«Devo chiedere scusa per i molti disagi. Quando una macchina che interrompe la filiera del trattamento presenta dei problemi, ha un forte impatto negativo psicologico sui pazienti ma anche sugli operatori, soprattutto quando i giorni proseguono e non si riesce a trovare una soluzione». Pochi giorni sono un tempo infinito, nel reparto di Radioterapia dell’ospedale di Chieti. Sono un tempo infinito perché ad attendere ci sono pazienti oncologici per i quali anticipare le cure anche di poche ore può fare la differenza, mentre dal 17 giugno scorso la situazione è quella di un drammatico rallentamento dovuto al guasto della TC (la vecchia Tac). La segnalazione arriva direttamente dal primario del reparto, il dottor Domenico Genovesi, in un video caricato sui suoi canali social. Il tono calmo non nasconde l’insofferenza per una criticità protratta da oltre una settimana: un guasto tecnico e la mancanza di un pezzo – che potrebbe arrivare dall’Albania – per rimettere in moto il macchinario, già di per sé datato, ha reso inservibile la TC di simulazione del reparto.

In parole più semplici: il macchinario necessario per preparare il trattamento radioterapico ai pazienti oncologici non funziona e la divisione guidata da Genovesi, messa alle strette dai ritardi della manutenzione, è corsa ai ripari ricorrendo – è un’alternativa temporanea – alla tac del Pronto soccorso. Non è una semplice tomografia diagnostica ma lo strumento necessario per costruire un piano di cura su misura del paziente, con immobilizzazioni, indicatori cutanei, laser e tutto ciò che permette al medico radioterapista di individuare il volume da trattare, delimitando gli organi sani da proteggere durante le sedute della terapia. Insomma, è un macchinario centrale.

«Siamo ottimisti e speriamo che i nuovi pezzi di ricambio possano portare ad un ripristino dell’operazione. Stiamo cercando di dare priorità alle urgenze, è un momento di grande emergenza e di grande sofferenza ma contiamo al più presto di risolverlo», spiega in conclusione il primario, che ringrazia il personale medico che in questi «giorni di sangue» cerca di far comunque quadrare i conti perché la terapia prosegua, nonostante un bastone a bloccare gli ingranaggi della filiera.

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