Vasto

Vasto, bimbo ingerisce cocaina e muore: misura cautelare per la madre

24 Giugno 2026

Svolta nelle indagini per la tragedia della morte del piccolo Ramir Tonio di 15 mesi, avvenuta all’ospedale San Pio il 10 agosto del 2025: il gip ha deciso di adottare la misura per la madre 29enne, indagata e ora rintracciabile in Romania

VASTO. Novità nell’inchiesta per la tragedia della morte del piccolo Ramir Tonio di 15 mesi, avvenuta all’ospedale di Vasto il 10 agosto del 2025: il gip ha deciso di adottare la misura per la madre 29enne, ora rintracciabile in Romania.

Il sostituto procuratore Silvia Di Nunzio ha impresso una svolta alle indagini adottando una misura cautelare personale e un accertamento tecnico irripetibile sui dispositivi elettronici sequestrati.

Indagata nel procedimento penale è la madre del minore, Laura Ionela Mitran, una donna di 29 anni accusata dei reati di omicidio colposo e false informazioni al pubblico ministero.

L’epilogo si è consumato quando mancavano pochi minuti alle sette di quella sera d’estate. L’arrivo al pronto soccorso dell’ospedale San Pio si è concluso con l’ingresso in reparto di un corpicino ormai in fin di vita. I medici dell’area di emergenza si sono mobilitati all’istante, mettendo in atto ogni protocollo di rianimazione. Hanno lottato contro il tempo, tentando di riattivare un battito cardiaco che andava inesorabilmente spegnendosi, sperando in una reazione che non si è verificata. Il cuore del piccolo Ramyr ha smesso di battere poco dopo il suo arrivo, lasciando i medici davanti a un decesso apparentemente senza spiegazione. Sul corpo del bambino non si notavano lividi, non c’erano escoriazioni, mancava qualsiasi segno evidente di violenza o di incuria fisica pregressa. Nelle ore immediatamente successive alla tragedia, l’assenza di traumi esterni aveva fatto propendere per l’ipotesi di una fatalità legata a cause naturali. Gli investigatori e i medici guardavano alla sindrome della morte in culla, un evento drammatico quanto fulmineo, o magari a un tragico soffocamento causato dall'ingestione di un corpo estraneo. I dubbi, tuttavia, restavano troppo pesanti per archiviare il caso.

Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Vasto, ritenendo sussistenti le esigenze cautelari richieste dall’accusa, ha applicato nei confronti della 29enne il divieto di espatrio e l’obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria. Al momento, tuttavia, l’ordinanza non può essere concretamente eseguita dalle forze dell’ordine: da diversi mesi la donna ha lasciato il territorio italiano per fare rientro in Romania, suo Paese d’origine, e si trova attualmente al nono mese di gravidanza. Il giorno del decesso, il bambino era giunto al pronto soccorso del nosocomio vastese nel tardo pomeriggio in arresto cardiorespiratorio. Nonostante i lunghi tentativi di rianimazione cardio-polmonare effettuati dai medici della struttura sanitaria, ogni manovra salvavita si rivelò inutile. Inizialmente la madre aveva dichiarato al personale sanitario di temere che il figlio avesse ingerito un oggetto generico, ma i successivi esami tossicologici hanno ribaltato lo scenario investigativo portando alla sua iscrizione nel registro degli indagati.

I risvolti futuri del caso sono legati all’esito degli accertamenti informatici avviati in queste ore.

La Procura ha infatti affidato formale incarico al perito Pierluigi Chiulli per condurre un esame tecnico irripetibile sui telefoni cellulari e sui supporti digitali sequestrati durante le prime fasi investigative. L’esperto analizzerà chat, messaggi, email e registrazioni audio per delineare le frequentazioni e il contesto relazionale in cui è maturato l’evento.

La difesa, rappresentata dall’avvocato Alessandro Cerella del foro vastese, continua a contestare il quadro accusatorio sottolineando che nell’immobile di vico Sant’Agostino la donna non viveva da sola ma coabitava stabilmente con un compagno, rimettendo alla magistratura il compito di accertare l’effettiva ripartizione delle responsabilità penali.