A fuoco deposito di un rigattiere: notte di paura nel centro storico

Fiamme in un magazzino del palazzo di famiglia del sindaco utilizzato dal collezionista Marchegiano I vigili del fuoco limitano i danni. I residenti: «Abbiamo rischiato, basta con questi cumuli di roba»
LANCIANO. La transenna a vietare l’ingresso alle auto in via Valera, l’odore acre di bruciato, una catasta di materiali inceneriti in larghetto Gemma Di Castelnuovo, un’altra accanto il magazzino andato a fuoco giovedì sera che contiene altri oggetti salvati dalle fiamme. La paura che serpeggia ancora tra i vicoli della Sacca. È la situazione nello storico rione dopo l'incendio scoppiato l’altra sera in un magazzino in via Valera.
Giovedì, attorno alle 21, scatta l’allarme per il fumo che fuoriesce dalla porta e dalle finestre laterali di un locale vicino il mercato coperto. Arrivano i vigili del fuoco, ma entrare nel vicolo della Sacca è difficile, così l’autobotte resta in piazza Garibaldi e i vigili salgono a piedi e con il mezzo più piccolo. Sfondano la porta e spengono l’incendio divampato all’interno tra pile di carte, giornali, statuette, cornici, stoffe, foto d’epoca, santini, sedie rotte, cassette di plastica, decine di Gratta e Vinci e pacchetti di sigarette che riempiono letteralmente il magazzino utilizzato come deposito dal rigattiere e collezionista Giancarlo Marchegiano. A guardare dietro le finestre chiuse per proteggersi dalla puzza di bruciato che si sparge nel rione, i residenti spaventati. Ma sono i vigili del fuoco a tranquillizzare tutti, in primis sulla stabilità dell’edificio dove abita anche una coppia di anziani che non ha avuto problemi, a parte lo spavento. Ma l’indomani oltre alla paura è la rabbia a montare tra alcuni residenti.
«Non possiamo rischiare di bruciare perché qualcuno accumula del materiale, anche immondizia», sbottano dei cittadini, «lo avevano fatto sgomberare da Palazzo Berenga per il rischio incendio e lo hanno lasciato occupare un magazzino sempre nel centro storico? Abbiamo rischiato grosso se non ci fossimo accorti del fumo l’incendio in pochi minuti avrebbe divorato palazzi interi». Il magazzino andato a fuoco lo aveva “concesso” a Marchegiano (che con la sua "collezione" occuperebbe locali anche al Diocleziano, al cinema Maestoso, alla scuola agraria) il sindaco Filippo Paolini. «Quello è un palazzo di famiglia», spiega il primo cittadino, «e il locale lui l’ha occupato anni fa e noi lo abbiamo lasciato stare. Non c’era corrente nel locale dove oltre alla sua roba c’erano anche documenti della mia famiglia. Per fortuna non ci sono stati danni alle persone, ma una cosa del genere non doveva e non deve accadere».
Ma quali le cause dell’incendio? Si parla di autocombustione. I vigili del fuoco dovevano ancora rimettere il rapporto alla polizia guidata dal vicequestore Miriam D'Anastasio, intervenuta giovedì sera e impegnata con la sezione scientifica nelle indagini per capire da dove è partito l’incendio, ma di sicuro è escluso il dolo: non sono stati trovati inneschi.
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