«A gennaio accessi raddoppiati»

1 Febbraio 2018

Il primario Iacovella: oltre 170 visite al giorno, soffriamo la mancanza di spazi

CHIETI. Se i due reparti di Medicina sono al collasso, alla stessa maniera sta scoppiando anche il Pronto soccorso. File, attese snervanti in spazi inadeguati, utenti insoddisfatti se non palesemente arrabbiati e operatori sotto stress, costretti a far fronte a enormi carichi di lavoro.
Anche il Pronto soccorso del Santissima Annunziata risente dell’aumentata domanda dovuta al picco influenzale che si registra in questi giorni. Lo confermano i dati: a gennaio sono stati registrati oltre 170 accessi in media al giorno, quasi il 50% in più della media. «Il problema è diffuso in tutti gli ospedali italiani soprattutto in questo periodo», dice il primario Antonio Iacovella, «anche se è inutile negare che per il nostro Pronto soccorso c’è una indubbia sofferenza dovuta a una reale carenza di posti».
Dati alla mano, il Pronto soccorso teatino non serve solo il territorio di riferimento, ma anche quello pescarese, ortonese e frentano. Senza contare che il sistema del 118 tende a centralizzare a Chieti molti pazienti.
«La risposta del nostro Pronto soccorso è generosa e senza riserve», continua il primario, «anche se abbiamo carenze di spazi, di risorse strutturali e di personale. Purtroppo siamo costretti a far fronte alle carenze del territorio, al progressivo invecchiamento della popolazione e all’insufficienza di posti letto. Una situazione che comunque la direzione dell’Azienda sanitaria locale ha ben chiara e che infatti sta risolvendo, prevedendo un incremento di 15 posti letto che saranno importantissimi. La questione locale va comunque inquadrata in un panorama nazionale in cui assistiamo a un progressivo definanziamento della sanità. Tanto è vero che il rapporto tra spesa sanitaria e ricchezza prodotta continua a scendere. Attualmente si attesta di pochissimo al di sopra del 6,5%, che è il limite fissato dall’Ocse - l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico - sotto il quale non si dovrebbe scendere. E purtroppo se andiamo avanti di questo passo, l’orizzonte diventa sempre più fosco. È necessario a questo punto», conclude Iacovella, «che si faccia una riflessione seria e profonda sul futuro dell’assistenza sanitaria. Mi sembra che il rischio sia quello di una sottovalutazione del fenomeno». (a.i.)
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