«A lavoro con l’incubo cinghiali»

Troppi animali selvatici lungo le strade per le fabbriche: i pendolari chiedono soluzioni alla Regione
VASTO . Costretti ad andare al lavoro non oltrepassando i 40 chilometri orari. Per i pendolari, che dal Vastese raggiungono ogni giorno le fabbriche della Val di Sangro, il problema cinghiali sta diventando un incubo. Al punto che qualche operaio ha pensato di avviare una petizione da inoltrare alla Regione. «Me ne hanno parlato ed hanno chiesto il mio parere. Non posso che essere favorevole», dice l’avvocato Sebastiano Del Casale. Il legale qualche giorno fa ha assistito in giudizio un pendolare al quale un cinghiale ha distrutto l’auto e che si è costituto parte civile contro la Regione chiedendo un equo risarcimento. Il 3 giugno è in programma un altro processo. Centinaia di pendolari ritengono che, piuttosto che denunciare un danno subito, sarebbe meglio prevenire il fenomeno. I lavoratori chiedono alla Regione misure per allontanare cinghiali e daini. «In molte località dove il fenomeno ha assunto proporzioni preoccupanti, come da noi, si sono rivelate utili le cosiddette barriere olfattive a base di ingredienti naturali», dicono i pendolari. Si tratta di disabituanti biologici. «Non tutti sanno che esistono in commercio prodotti che emanano un odore repulsivo per i cinghiali, che si è rivelato utilissimo per la difesa di parchi e giardini», rimarcano, «sono sacchi di microgranuli di roccia silicea assolutamente biologici. Gettati fra la vegetazione che costeggia le strade maggiormente transitate potrebbero allontanare i cinghiali». Se ciò non fosse possibile, invocano reticolati o segnali dissuasori. «Il problema non può essere più ignorato. Il disagio degli automobilisti cresce. I pendolari hanno la sensazione di andare ogni giorno in trincea sperando di tornare a casa sani e salvi. Le loro famiglie non sono meno preoccupate», dice l’avvocato Del Casale. Solo la scorsa settimana un operaio diretto in Val di Sangro è stato mandato fuori strada da un cinghiale in località Le Morge, a Torino di Sangro, e un altro lavoratore ha avuto un incontro ravvicinato con un branco a Punta Penna. Molti agricoltori sono pronti ad aderire alla petizione. Il caso della donna di 72 anni costretta ad arrampicarsi su un albero mentre raccoglieva ciliege è emblematico. Con il passare del tempo i cinghiali non temono più le luci e raggiungono anche i centri abitati.
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