A processo il ladro degli uffici pubblici

Vittime le dipendenti di procura, commissione tributaria e Inail. Rischia una condanna pesante: domani il caso in tribunale
CHIETI. È il terrore degli impiegati di mezz’Italia. Il ladro seriale degli uffici pubblici, capace di rubare portafogli persino in procura, rischia una condanna pesante. Quattro anni dopo i colpi messi a segno in città, tornano ad accendersi i riflettori su Michele Lazzeri, 43 anni, nativo di Trento: domani, in un’aula del tribunale di Chieti, comparirà come imputato davanti al giudice Andrea Di Berardino. Lazzeri, che su Facebook si presentava con l’immagine (ora sparita) del personaggio dei cartoon Lupin III, deve rispondere di tre furti aggravati e di due episodi di indebito utilizzo di carta di credito. Perché se i malcapitati hanno commesso l’errore di appuntarsi il pin sul retro del bancomat, il ladro seriale non ha resistito alla tentazione di precipitarsi allo sportello automatico della banca più vicina per svuotare i conti correnti. Le sue vittime teatine, all’epoca dei fatti, lavoravano negli uffici della procura della Repubblica di via Spaventa, alla commissione tributaria lungo corso Marrucino e all’Inail di via Spezioli. A smascherarlo è stata la sezione di polizia giudiziaria della procura. Un dipendente pubblico, insospettito da quell’uomo che girava negli uffici senza una meta ben precisa, si è annotato parte della targa dell’auto con la quale si spostava l’aspirante Lupin.
E a quel punto le indagini, già avviate da qualche settimana, sono arrivate a una svolta. I poliziotti sono risaliti alla persona che qualche tempo prima, durante un normale controllo stradale, era stata trovata a bordo di quella macchina, una Fiat Multipla immatricolata all’estero. Poi la foto del sospettato è stata confrontata con le immagini delle telecamere delle banche dove il ladro aveva fatto i prelievi. E gli indizi si sono trasformati in certezze. Il modus operandi, come emerge dal capo d’imputazione formulato dal sostituto procuratore Giuseppe Falasca, è stato sempre lo stesso. Lazzeri si è impossessato dei portafogli, con all’interno qualche centinaio di euro e i bancomat, sottraendoli dalle borse «lasciate dalle dipendenti nei loro uffici dai quali si erano allontanate momentaneamente per ragioni di servizio». Subito dopo il furto in procura, Lazzeri è piombato allo sportello della banca Bper, ma il tentativo di ritirare i soldi con il bancomat non è andato a buon fine. Doppia beffa, invece, per la dipendente della commissione tributaria: le ha alleggerito il conto di 500 euro dopo quattro prelievi fatti all'Unicredit di corso Marrucino. L’imputato ha colpito anche in altre parti d’Abruzzo. Il top della provocazione l’ha raggiunto a Pescara, dove è entrato nella stanza di un giudice impegnato in un processo e gli ha rubato portafoglio e bancomat. Nell’udienza di domani verranno ascoltati gli ultimi testimoni, tra cui il sovrintendente capo Walter Iannini che ha condotto le indagini. Poi arriverà la sentenza.
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